Propagazione: speranze, credenze e certezze

Immaginiamo di aver comprato la migliore radio, di disporre del più grande parco antenne al mondo ed utilizzare tutta la potenza possibile; a meno che non stessimo allestendo l’ennesima mostra della radio, manca ancora qualcos’altro perché tutto ciò abbia un senso: la propagazione. Se fosse in vendita non avrebbe sicuramente conosciuto crisi. Non avrebbe creato anche le attese e alimentato le speranze che rendono magico il mondo di ogni radioamatore, DX’er incallito o semplice cultore dell’hobby.

W9EVT shack

E’ per questo che proviamo a parlarne anche su DxCoffee. Diciamocelo, fino a qualche anno fa potevamo sapere appena se approssimativamente attraversavamo un periodo di alta o bassa attività  solare: l’unica fonte d’informazione erano infatti i bollettini pubblicati mensilmente sulle varie riviste (preparati anche 15 giorni prima, per evidenti esigenze editoriali). Una volta però spostati gli interruttori della stazione radio in posizione ON, bastava il solo rumore della propagazione, che annunciava sè stessa, a scatenarci l’adrenalina. Se poi alla fine i grafici delle previsioni c’avevano azzeccato o meno, poco importava. Il paese raro bene o male l’avevamo collegato e se c’eravamo andati vicino, sicuramente la volta seguente sarebbe stata quella giusta.

Grazie ad internet, oggi il Sole e le dinamiche propagative della ionosfera sono meno lontani. L’accesso ai dati misurati dagli osservatori scientifici ci permettono di disporre di una serie di preziosissime informazioni in tempo pressoché reale e di considerare la propagazione un fenomeno meno imprevedibile e stregato di quanto lo fosse in passato.

L’anomalia in corso del ciclo undecennale delle macchie solari suggerisce come sia poco prudente assumere atteggiamenti legati a certezze, che tali evidentemente non sempre lo sono. Non certezze, ma tendenze potrebbe dunque essere lo slogan che più spiega l’approccio con cui intendiamo discutere e descrivere le prossime evoluzioni della propagazione su DxCoffee. Se da un lato spingersi nella descrizione delle tendenze su base mensile è tanto arduo quanto inutile (vista anche l’attuale breve durata degli spot), dall’altro è invece possibile conoscere con estrema esattezza e dovizia di particolari la tendenza a breve-medio termine (7-14 gg.) della propagazione (almeno per quanto riguarda l’intensità  e le bande aperte). E’, ad esempio, il caso del passaggio degli sciami meteorici, i cui tempi ed effetti propagativi in VHF e dintorni sono noti, o anche dell’evoluzione della propagazione in HF legata alle inerzie dei fenomeni solari sulla ionosfera e sul campo magnetico terrestre.

Non ce ne vogliano i puristi della forma se, ora e in futuro, parlando semplicemente di propagazione intendiamo tout court la propagazione ionosferica delle onde radio. E’ quasi una tacita convenzione, tra noi radioamatori, considerare propagazione proprio quella favorita dall’attività  solare, dagli sciami meteorici, dalle aurore e da ogni altro fenomeno che interessi la coltre atmosferica tra 50 e 500 km di altitudine.

A proposito, avete già  le radio accese e controllato che nella stazione va tutto bene? Mica avvisa sempre la propagazione prima di arrivare!

Foto | W9EVT ham shack

Riguardo IK8LOV

Max Laconca ha scritto 28 articoli in questo magazine..


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2 Risposte a Propagazione: speranze, credenze e certezze

  1. Giorgio I0YQV says:

    Concordo sostanzialmente con il post ed il suo autore ma con un limite. La propagazione ionosferica in onde corte c’è sempre e comunque, anche con zero macchie, ma con tante macchie è di certo migliore che con poche. Pure apparendo lapalissiana l’affermazione non è così peregrina se si pensa alle ultime spedizioni di questi anni che hanno fatto grossi numeri pure con 30 macchie (e meno). Quindi, se da un lato le tante macchie aiutano, non sono indispensabili per fare DX e, conseguentemente, immaginando di avere antenne e stazioni (come da foto) credo che ci si diverta assai, magari su altre bande e/o modi, ma comunque. In tal senso basta pensare alla direttiva (5 elementi) per gli 80 (full size) che funge da dipolo rotativo per i 160 di cotal 7J4AAL visibile all’indirizzo http://www.smeter.net/7j4aal/antennas.php
    73 de I0YQV Giorgio

  2. Max IK8LOV says:

    Ciao Giorgio e grazie per il tuo commento!
    Le macchie solari sono, come giustamente hai detto, un indicatore importante dell’attività  solare ma non condizione necessaria e sufficiente perché ci sia propagazione. Lo dimostra il fatto che le fluttuazioni del numero di macchie (più precisamente il numero di Wolf) non è sempre strettamente legato alle aperture sulla parte alta delle HF 20-15-10m, ma esprimono una tendenza.

    Per la bande basse è vero addirittura il contrario: un flusso estremamente esagerato di particelle energetiche (leggi raggi X), come in occasione dei flares, ionizzano lo strato D, il quale piuttosto che riflettere assorbe e attenua i nostri segnali!

    In questi ultimi anni, tuttavia, ci son state anche spedizioni e contest che hanno avuto numeri deludenti rispetto alle aspettative!

    Insomma, se fosse stato tutto così ovvio e scontato come leggere il numero delle macchie o sapere che la propagazione è sempre presente per le distanze e le direzioni che vogliamo, che noioso sarebbe stato far DX!

    Grazie ancora per la tua partecipazione e l’attenzione verso DxCoffee. A presto!

    Max – IK8LOV

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