IR0PS Polo Sud italiano, esperienza a Baia di Terranova. (I parte)

IR0PS Polo Sud italiano, esperienza a Baia di Terranova. (I parte)

L’Antartide è di fatto l’unico continente ancora da esplorare. Negli anni in cui terminava la Guerra Fredda nascevano le prime missioni di ricerca verso queste terre del più remoto Sud del mondo. Oggi l’Antartide rappresenta un grande laboratorio di ricerca internazionale, giuridicamente è terra di nessuno a disposizione di tutti, è l’unico territorio mondiale non soggetto a sovranità  e protetto dal Trattato Antartico del 1959 che di fatto ne sancisce l’uso scientifico e pacifico di queste terre sconosciute e misteriose.

L’Antartide rappresenta una grande risorsa per il nostro futuro, i campi di ricerca sono vastissimi: dai particolari fenomeni atmosferici al magnetismo, dalla biologia all’adattamento umano, dall’evoluzione della crosta terrestre ai cambiamenti climatici. Di sicuro è il luogo più adatto per indagare i misteri della propagazione elettromagnetica grazie alle aurore australi e al facilitato studio dei fenomeni legati alle interazioni tra Sole e Terra. Tutto ciò è permesso, in prima analisi, dalla quasi assenza di inquinamento e anche dalle estreme condizioni di vita, ma sarà  merito dell’uomo preservare e lasciare immutate queste eccezionali condizioni.

Dal 1985 la comunità  scientifica italiana è presente in Antartide con il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), grazie alla convergenza dei vari enti istituzionali interessati (ENEA,CNR,OGS,INGV). L’attuazione di questo Programma prevede due piani distinti: annuale e triennale. E alla base di questo progetto vi sono le spedizioni annuali sul continente polare durante l’estate polare (quando fa caldo ci sono circa -35°C).

La passione per i DX di sicuro passa anche per il continente antartico e nel nostro immaginario rappresenta una delle zone più remote, difficili da raggiungere con i nostri CQ, difficili non solo per i pochi radioamatori che prendono parte annualmente alle varie spedizioni delle varie nazioni, ma anche per le notevoli difficoltà  propagative dovute allo schiacciamento terrestre e al rumore equatoriale da dover sempre considerare per tratte Nord-Sud. Spesso presenti durante la stagione estiva (per noi nell’emisfero boreale è inverno) sono i radioamatori russi, australiani e americani che prendono parte alle proprie spedizioni nazionali o come esperti di telecomunicazioni o con altre mansioni dovute al proprio lavoro. Anche i radioamatori italiani durante questi 25 anni di missioni italiane hanno collaborato alla buona riuscita del PNRA.

DxCoffee ha intervistato Michele IK7JGQ, medico chirurgo dell’Esercito Italiano, che ha preso parte alla XX spedizione italiana, nel 2004, con altri due radioamatori: Filippo IK0AIH e Fabrizio I0HCJ storici responsabili delle telecomunicazioni durante le missioni antartiche.

F: Michele, prima di tutto ci vuoi spiegare cosa è l’Antartide?

M: Bisogna considerare che l’Antartide è una terra polare, è un continente, cosa che il Polo Nord non è. Dal punto di vista della geodesia e della vulcanologia ci sono tanti punti di studio, dal punto di vista della biologia marina ci sono casi particolari di acclimamento e di convivenza con temperature così basse per un periodo di tempo  notevole.  L’aspetto climatologico è davvero speciale, si possono vedere fondali a diverse profondità , non soltanto negli abissi ma  anche al di sotto dei ghiacci, si fanno carotaggi per studiare la storia dei ghiacci e quindi la storia della nostra Terra.

L’Antartide è un grande laboratorio di studio dove l’uomo però sta man mano facendo prevalere gli interessi economici che portano alla distruzione di tutto, l’idea è quella di sfruttare le enormi risorse energetiche contenute sotto le terre polari. Questo non è permesso oggi, ma di fatto si sta battendo il territorio per avere il quadro completo della situazione quando di potrà  mettere mano indiscriminatamente a questi giacimenti. C’è perfino un aereo che fa l’ecografia alla superficie dell’Antartide, ha una specie di sonar sotto le ali. Questo serve ad individuare i giacimenti di gas e petrolio.

E’ chiaramente anche una terra promessa, perché nel momento in cui ci sarà  un riscaldamento importante della Terra le popolazioni che vivono nelle zone tropicali e subtropicali dovranno migrare, i ghiacci si potrebbero anche sciogliere e assicurare una terra fertile e ricca all’uomo. Si pensa dunque anche ad una colonizzazione permanente, cosa che sta già  avvenendo in Groenlandia per esempio. Proprio la Groenlandia era appunto la Terra Verde per i Vichinghi, Erik il Rosso nel 985 aveva colonizzato la Groenlandia e a quanto sembra aveva perfino raggiunto l’America, di fatto dunque la storia si ripete. Ma questa è un’altra storia.

Legato all’Antartide c’è anche la questione dell’acqua: i ghiacciai dell’Antartide sono la più grande riserva di acqua del mondo. Oltre ai ghiacci formati per deposizione delle nevi ci sono anche i ghiacci del mare, l’acqua marina si ghiaccia per le temperature molto elevate e separa naturalmente il sale.

Di cose strane proprio ce ne sono tante: c’è per esempio la Dry Valley che è una valle completamente asciutta circondata dai ghiacciai e tutt’oggi ancora non si riesce a dare una spiegazione scientifica a questo fenomeno.

Si sono fatte ipotesi che però ancora risultano difficili da verificare. Pare che durante la seconda guerra mondiale i tedeschi, a cui va dato il merito di aver iniziato la colonizzazione antartica, decisero di spostare la propria base in una valle senza ghiacci, questo perché al di sotto erano presenti delle caverne marine che portavano l’acqua ad una certa temperatura vicino alla superficie in modo tale da creare un microclima che impedisse la formazione di ghiacci. Pare perfino che la base fosse accessibile con i sommergibili, infatti gli americani non si spiegavano come facessero i sommergibili tedeschi a percorrere lunghe distanze senza rifornimenti,i resti di questa base ufficialmente non sono mai emersi. Ma sembra che gli americani recentemente abbiano trovato qualcosa.

F: Durante la tua missione come medico chirurgo quando e in che modo avevi la possibilità  di fare radio?

M: Sapevo che alle 6 la mattina mi dovevo alzare e accendere la radio perché quella era la finestra che avevo disponibile. Poi in nave dopo un po’ di navigazione ad un certo punto sono cambiate le cose e sono dovuto andare in radio la sera alle 18 per arrivare in Italia di mattina. Il fuso orario rispetto all’Italia è di 12 ore perché la base italiana si trova sotto vedendo sul planisfero, dunque agli antipodi.

Si lavorava solo sui 20m con relativa poca potenza, le antenne erano esclusivamente filari per una questione molto importante. In quella regione polare esiste il famoso vento catabatico che distrugge ogni cosa, furono fatte anche delle prove con antenne logaritmiche ma furono ritrovate completamente distrutte nella spedizione successiva. La violenza del vento catabatico durante le fasi di cambio di stagione è così tale da letteralmente mangiare l’alluminio. L’unica soluzione tecnica fu dunque l’antenna rombica con una bidirezionali dovuta ad uno scambio di condensatori con uno switch.

Questa antenna consiste in due dipoli a v invertita disposti in orizzontale con una discreta resa e una buona silenziosità  perché è un’antenna chiusa. La resistenza al vento era davvero elevata, fu posizionata su dei tralicci posizionati su un plateau vicino alla base a circa 2km, un sistema di ritrasmissione via link evitava di stendere cavi coassiali fino alla base, cosa che avrebbe creato altre problematiche tecniche di difficile risoluzione.

Filippo IK0AIH ha provato negli anni tante soluzioni di antenne ma in effetti l’antenna rombica si è rivelata l’unica valida.

A livello propagativo particolari fenomeni di ionizzazioni non avvengono nel periodo estivo, ma solo durante l’inverno, come per esempio le aurore australi. Però si nota comunque una colorazione del cielo molto particolare dovuta proprio a qualche lieve fenomeno di ionizzazione dell’atmosfera durante le ore notturne quando il sole si abbassa verso l’orizzonte.

Di certo se ci fossero state le aurore, come del resto avviene al Polo Nord, ci sarebbero stati fenomeni propagativi molto diversi e avvincenti. A tal proposito nella base permanente Italo-francese durante l’inverno vengono svolti studi sulla ionizzazione dovuta alle aurore australi.

F: Negli ultimi anni soprattutto nelle basi russe vengono usate antenne motorizzate dotate di ottime caratteristiche meccaniche e costruttive. Alla luce dell’esperienza che hai fatto condividi questo trend?

M: Bisogna considerare che più tecnologia si impiega e più si è soggetti a rotture, le condizioni estreme mettono a dura prova l’esperienza tecnologica umana.

Tornando alla rombica delle ultime peculiarità  sono la capacità  di carico, sia meccanico: sono fili che col ghiaccio resistono nel tempo, sia elettrico, regge molta potenza senza problemi. Uno svantaggio può essere la necessità  di grandi spazi.

F: Interessante la soluzione della rombica, parliamo ora del setup, nella base come era composta la vostra stazione?

M: Nella base avevamo due settori uno per gli equipaggiamenti telefonici e uno per gli equipaggiamenti radio, questo perché non c’era interazione tra trasmissioni radio e reti cablate. La telefonia viaggiava su ponti ripetitori dedicati che costituivano una dorsale fino ad arrivare ad una posizione tale da permettere l’aggancio della rete neozelandese, dall’altra parte del continente antartico. Anche perché neppure con i satelliti si potevano stabilire comunicazioni in quanto la posizione del Polo Sud è praticamente inaccessibile alle orbite dei satelliti di telecomunicazioni.

Allora avevamo due tipi di equipaggiamenti radio: professionali e radioamatoriali. Avevamo tre apparati Rohde&Schartz uno da 400W, uno da 1KW e uno addirittura da 10KW. I sistemi erano tutti funzionanti, ma si preferiva usare gli apparati da 400W e 1KW in quanto si dimostravano i più efficaci, di fatto l’apparato da 10KW era problematico, la componentistica era troppo delicata e le potenze in gioco non erano di facile gestione.

Per quanto riguarda gli apparati radioamatoriali usavamo molto HF portatili perché c’era anche la necessità  di avere dei campi remoti durante spedizioni di ricerca, per cui occorreva mantenere i contatti con la base. Si facevano per esempio bivacchi, missioni di ricerca, traverse, che sono convogli che si organizzano per raggiungere altre basi per esempio per trasportare merci o personale. Ci spostavamo spesso per raggiungere la base italo/francese Cocordia a Dome C, di solito i collegamenti erano per via aerea ma per i grossi materiali necessariamente ci si muoveva via terra con mezzi cingolati.

F: Quindi vi occupavate non solo di comunicazioni radioamatoriali ma anche di quelle comunicazioni vitali per il proseguo della missione.

M: Ti dirò che le comunicazioni erano quasi sempre finalizzate. Noi  ci siamo dedicati alla sperimentazione radiantistica, ma questo di fatto era un secondo incarico, lo facevamo nel poco tempo libero a disposizione. Non c’era in realtà  un interesse particolare da parte del personale scientifico riguardo lo studio dei fenomeni propagativi. Attualmente sembra che non ci sia interesse allo studio della radiopropagazione da parte degli organi di ricerca italiani, non so cosa poi avvenga in altre basi.

C’è chiaramente una mancanza istituzionale in questo perché secondo me sono ancora molti gli aspetti da studiare e chiarire riguardo la propagazione ionosferica dai poli, già  in condizioni normali la propagazione ha ancora tanti misteri irrisolti, in Antartide tutto è accentuato.

Inoltre potrebbe risultare importante anche lo studio dei materiali che devono essere in grado di resistere permanentemente in quelle condizioni così estreme.

L’intervista a Michele IK7JGQ non è finita! Seguiteci nella prossima puntata….

Riguardo IZ7KHR

Francesco Cozzi ha scritto 1166 articoli in questo magazine..


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2 Risposte a IR0PS Polo Sud italiano, esperienza a Baia di Terranova. (I parte)

  1. IK8LOV says:

    Complimenti, questo è un pezzo da 90! Grande l’articolo, grande il collega JGQ. Ho letto davvero con passione. Grazie :)

  2. IZ7KHR says:

    Caro Max i complimenti vanno tutti a Michele e agli altri colleghi che hanno partecipato all’avventura. Ti assicuro che ascoltare i racconti di Michele IK7JGQ è stato davvero avvincente. Mi ha fatto davvero capire ancora di più quanto è bello e vario il nostro hobby. Esperienze del genere ti fanno scoprire l’unicità  e le peculiarità  della Radio. Davvero molto affascinante.
    Almeno per me questa intervista è stata una vera lezione di vita e ringrazio pubblicamente Michele di questo. Vi attende fra un pò anche la seconda puntata, Stay tuned!!!

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