I missionari radioamatori, intervista a IT9UMH (I parte)

[ad#ADV-200x200-SX]Il mondo dei missionari-radioamatori ha sempre affascinato tutti gli appassionati di radio del mondo, noi di DxCoffee non potevamo non affrontare l’argomento, pertanto abbiamo intervistato IT9UMH Enzo Bisconti tra i maggiori cultori di questa specificità  del mondo delle trasmissioni radio.

1. Ciao Enzo, abbiamo letto con interesse il tuo sito web, che tra l’altro è oggetto di tantissime visite, ma dicci qualcosa di Te chi sei, e come è nata questo tuo interesse verso i missionari radioamatori ?
Il mio sito www.IT9UMH.altervista.org nasce come complemento alle mie attività  radioamatoriali, e mette a disposizione di tutti i radioamatori che hanno interesse in tal senso notizie, tabelle, schemi e progetti tecnici che sono preziosi per i neofiti ma che strizzano l’occhio anche ai radioamatori di vecchia data.
Il mio interesse verso il mondo della radio nasce tantissimi anni fa, quando da ragazzo guardavo con curiosità  ed interesse le antenne che sormontavano (e che sono ancora presenti) i monti che circondano la mia città .
Ovviamente non conoscevo nulla su quanto di tecnico ci potesse stare dietro, ma ero affascinato dall’idea che tali sistemi fossero in grado di mettere in comunicazione tra loro genti lontane.
Poi con l’avvento delle radio dapprima “pirate” evolutesi poi in “private” ho avuto il mio battesimo del microfono on-air come conduttore in una serie di trasmissioni radiofoniche nottambule sui gruppi rock come Pink Floyd, Genesis e la musica degli anni ’70 e ’80.
Anche in quel periodo ovviamente mi interessava tutto quello che era riferito alla radio sia come bassa frequenza che alta frequenza.
In seguito impegni personali mi hanno allontanato da questo mondo per tantissimo tempo, fino a che un amico durante una conversazione in maniera assolutamente casuale mi ha dato le dritte giuste per riaccendere la mia vecchia passione ed accostarmi al mondo della radioamatorialità .
Ho quindi frequentato un corso, ho superato gli esami ed ho conseguito la patente ed il mio nominativo IT9UMH al quale (devo confessare) sono molto affezionato.
Non ho mai perso di mira però il principio secondo il quale le trasmissioni radio non hanno frontiere, ed occupandomi di volontariato ho proposto e realizzato la prima attività  insieme con altri colleghi radioamatori (che qui non cito per paura di dimenticarne qualcuno, ma sono stati davvero tanti e tutti preziosi) che ha avuto come fine principale collegare e contattare via radio diversi missionari radioamatori che operano prevalentemente nel territorio africano, e far ascoltare ad un numeroso pubblico presente la loro voce in diretta, così come siamo abituati noi ad ascoltare i nostri corrispondenti radio lontanissimi, a volte tirando fuori la loro voce in mezzo a tanto QRN. La manifestazione ha avuto successo, e ne sono seguite altre sempre con lo stesso filo conduttore.
In seguito la rivista CQ Elettronica mi ha dato il piacere di veder pubblicato un mio scritto su questa attività , e tutti coloro che non avevano avuto notizia fino a quel momento sui radioamatori missionari mi hanno contattato anche via email per richiedere informazioni, fare domande sulle loro frequenze di lavoro, sulle loro occorrenze, sulla possibilità  di far giungere loro aiuti o semplici offerte, o solo più semplicemente per incoraggiarmi a continuare sulle attività  intraprese.
Io, nel mio piccolo, metto a disposizione in maniera assolutamente gratuita le pagine del mio sito, ricevo da questi le loro corrispondenze e le pubblico, poi ancora rispondo alle email di chi mi chiede su come fare a far recapitare una QSL per i missionari in TOGO oppure in SIERRA LEONE; insomma tra le attività  radio e la gestione del sito e delle notizie cerco di “dare voce” a chi vivendo lontano dalle nostre realtà  non riesce a farsi sentire.

[ad# ADV-200x200-DX]2. Chi sono i missionari radioamatori ?
La maggior parte dei missionari radioamatori sono padri cattolici, che operano in territori a volte ostili sia dal punto di vista orografico che politico/militare, ed affrontano realtà  e modi di vita che sono lontani “migliaia di anni” dai nostri standard. Ovviamente non mi riferisco ai missionari che operano nelle grandi città , ma a quelli che vivono nei centri rurali, lontani dalle strade o arterie principali che attraversano lo Stato che li ospita.
Sono persone che hanno fatto una scelta di vita coraggiosa, impegnativa, profonda, che affrontano quotidianamente la miseria, la malattia, il disagio, e oltre a questi problemi combattono fenomeni sociali che mietono vittime come l’ignoranza e la superstizione. Quest’ultima ad esempio induce la popolazione (se chiamata ad affrontare l’emergenza che scaturisce da un morso di un serpente velenoso), dapprima a rivolgersi allo stregone del luogo, successivamente quando è ormai troppo tardi perché qualsiasi cura possa salvare la vita al malcapitato, gli stessi si recano presso il dispensario della missione, dove non si può far altro che assistere inermi e con rabbia agli ultimi istanti di vita di una vittima dell’ignoranza e della credulità  popolare.
Ci sono tanti aspetti della vita dei Missionari che ho imparato a conoscere pian piano attraverso le loro corrispondenze, ed in realtà  non bastano poche righe per poter descrivere queste persone nell’opera che svolgono quotidianamente; personalmente li ammiro molto e a mio avviso sono paragonabili alla stessa stregua del meritorio impegno dei “Medici senza Frontiere”.
Da un punto di vista radioamatoriale le loro stazioni sono asservite principalmente alle esigenze di comunicazione per le occorrenze tecniche o logistiche della missione; inoltre può accadere come per esempio in Togo, che alcune missioni abbiano delle “dipendenze” territoriali distaccate e gestite da suore; in questo caso la comunicazione tra la missione e queste piccole isole di attività  missionaria sono garantite proprio dalle stazioni radio in HF.

3. Tu hai aperto una “finestra” verso un mondo, quello dei missionari, che ai più sembra quasi irreale, ma che nelle tue testimonianze, radiantistiche e non, è invece più reale che mai . . .
Si purtroppo è così, e quando prima accennavo alle distanze tra le nostre realtà  e quelle che si vivono in loco, distanze espresse in termini di “migliaia di anni” non scherzavo affatto.
Si pensi ad esempio all’ipotesi di voler effettuare una raccolta di aiuti da mandare in Africa. Per noi è quasi scontato che è possibile raccogliere beni materiali, impacchettarli in modo che siano facilmente trasportabili e spedirli al nostro destinatario; ebbene, quando si tratta di far giungere beni materiali o aiuti economici alle missioni ciò non è così facile anzi a volte è difficilissimo.
La spedizione di beni materiali di solito avviene tramite un container che, proprio per ottimizzare il costo di spedizione, viene riempito fino al massimo della capienza. Occorre accertarsi tra l’altro e prima di ogni altra cosa, che i beni materiali siano tra quelli “ammessi” dalla dogana dello Stato che riceve sul suo territorio la spedizione per evitare che lo stesso container non abbia a subìre blocchi amministrativi. Se poi il container viene sbarcato sulla banchina di un paese dove non esiste l’ordine legale (specialmente laddove vi sono instabilità  politiche o militari) il container non ha alcuna sicurezza, ed in tempi anche recenti si sono verificati dei veri e propri saccheggi di quelli appena sbarcati, da parte di ragazzini armati di AK47 (il Kalashnikov per intenderci) i quali dopo aver arraffato quanto possibile, trasformano poi quelle merci, derrate oppure articoli tecnici in danaro scambiandoli al mercato nero, per acquistare munizioni per i loro mitragliatori.
Non è raro che le Missioni vengano prese di mira da bande di ragazzini dall’età  media 13/17 anni armati di AK47, che pretendono sotto la minaccia delle armi che vengano loro consegnate derrate o medicine.
Farli ragionare non è semplice, ma il più delle volte i missionari cercano con la mediazione o con il dialogo di dissuadere queste bande dal compimento del loro progetto, anche perché sanno bene che tutto ciò che verrà  razziato sarà  trasformato in armi e mezzi di morte.
Anche in questo caso però, la radio svolge il suo ruolo importante come “mezzo” atto a proteggere la vita, ed attraverso i vari QTC dei preti missionari a volte si fa in tempo a dare l’allarme tra una zona e l’altra per segnalare le attività  delle bande.
In questi giorni ho ricevuto una lettera al mio domicilio a firma di una Suora che vive ed opera in una missione nell’attuale Rep. Dem. del Congo.
La stessa, nel suo breve ma intenso scritto, oltre a benedire e incoraggiare le attività  di tutti i radioamatori nel mondo, racconta di quando insieme alle sue consorelle mentre la missione era sotto attacco militare, è riuscita a trovare rifugio nella giungla. Solo grazie all’intervento di un radioamatore che si trovava con loro sin dalle prime concitate fasi dell’attacco dapprima seguendole nella fuga poi organizzandosi con mezzi di fortuna per realizzare una stazione radio con i precari mezzi a disposizione, hanno ricevuto soccorso tramite altri radioamatori che avevano captato le loro richieste di aiuto.

Riguardo IT9YVO

Antonello Scauso ha scritto 316 articoli in questo magazine..


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2 Risposte a I missionari radioamatori, intervista a IT9UMH (I parte)

  1. IZ8IYX says:

    Complimenti Antonello, ottimno articolo, interessante leggere e sapere che ancora oggi la radio rappresenta uno strumento di grande utilità , oserei dire quasi esistenziale, in alcuni luoghi del pianeta.

  2. IT9ARO says:

    Complimenti per l’intervista rilasciata IT9UMH!
    73+51

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