04152013Headline:

La scintilla di Daraa

Carla Lucia Leone dalla Siria ci racconta questi giorni delicati per la storia di quel Paese. Noi radioamatori sappiamo bene la rarità del prefisso YK in radio. 80esima nell’ultima lista del most wanted DXCC la Siria si inserisce tra quei Paesi in cui fare attività radiamatoriale risulta difficile. Ricordiamo l’ultima attività in ordine di tempo di  YK1BA collegato da molti.

Esiste, in Syria, anche una associazione di radioamatori, i soci sono pochi e quelli attivi pressocchè nessuno se non qualche breve comparsa. Radioamatori stranieri sono ammessi, ma solo su specifici accordi tra i governi, questo presumibilmente presuppone un controllo e relativi impedimenti da parte del regime vigente in questo Paese.

Carla Lucia ci racconta oggi come il potere di questo regime si stia incrinando sotto la spinta del vento di democrazia che sta spirando in Nord Africa e penisola Araba.

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Cresce la tensione in Siria. È a sud, nella regione agricola dell’Hawaran, conosciuta da sempre come “il granaio del Levante”, che scoppiano le prime rivolte popolari.  A Daraa, il capoluogo, la popolazione è esasperata. Ad accrescere le tensioni ci si mette pure la siccità: in questa zona l’ultima goccia di pioggia è caduta sei anni fa.

Ma sono i fatti più recenti a scatenare la rabbia dei siriani di Daraa. La Syriatel è la compagnia telefonica più importante del paese e, non a caso, di proprietà di Rami Makhluf, il cugino del presidente Bashar al-Assad. Gli abitanti di Daraa infatti, da giorni protestano contro l’installazione di una serie di ripetitori nei pressi di abitazioni e di cisterne di acqua potabile.

E poi c’è il problema della corruzione. All’indignatio dei cittadini si unisce anche quella del sindaco di Daraa, membro di uno dei numerosi clan locali, che si sarebbe schierato a fianco degli abitanti contro il governatore, Faysal Kulthum, rappresentante di Damasco. Interviene allora il presidente Basher Al Assad  che emette un decreto per le dimissioni del governatore.

Ma non basta, non basta per niente. A febbraio 15 bambini fra gli 8 e i 10 anni sono stati arrestati perché sorpresi a scuola mentre cantavano gli slogan della rivoluzione.

Dietro le sbarre delle prigioni di Damasco anche Aisha Abizayd. Il suo crimine è aver espresso un’opinione politica su internet.

E così, da oltre una settimana, gli abitanti di Daraa sono in rivolta contro il regime baathista di Bashar al-Assad. La repressione è durissima e si abbatte persino sui manifestanti che si erano raccolti il 23 marzo in occasione dei funerali delle 6 vittime dei giorni scorsi, portando così a 25 la triste conta dei martiri. Le associazioni dei diritti umani nelle ultime ore rettificano la cifra: sono cento.

La scintilla di Daraa preoccupa il regime. Si registrano scontri anche nelle città di  Homs, Kamishli e Baniyas. L’esercito, la polizia anti-sommossa e la polizia anti-terrorismo sono presenti in tutto il paese. I soldati scendono da nord verso sud, li si incontra negli autogrill sull’autostrada che da Aleppo porta a Damasco. Non hanno certo l’aria di chi va in guerra. Sono giovani, scherzano e si rilassano mentre mangiano shawarma e felafel accanto ai loro connazionali. Accanto ai loro coetanei. Accanto ai giovani siriani. Accanto, chissà, ai ragazzi della rivoluzione.

Photo credits by: Carla Lucia Leone, abeedoThe Wall Street Journal.

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