Intervista a Sigfrido 7Q7RS

Abbiamo rivisto Sigfrido, IW9FMD, al secolo meglio conosciuto come 7Q7RS, al rientro in Italia dal continente Africano, e gli abbiamo chiesto di raccontarci un po’ delle sue “avventure”.

Sigfrido, ti abbiamo seguito con interesse nelle tue attivazioni nel continente africano prima (dal Malawi, come 7Q7RS, dalla Tanzania, 5H0RS) e dall’Asia (Afghanistan T6AB) poi; raccontaci qualcosa di te, chi sei, e cosa fai in giro per il mondo?

Ho iniziato la mia attività radio nel 1988 con un CB acquistato dai miei genitori come premio per avere superato gli esami di riparazione (inglese), quelli di settembre per intenderci. Da allora, sono passato a un ICOM IC 2GE, per poi arrivare ad un Kenwood TS 50, promosso sul campo in Tanzania e mandato recentemente in pensione dopo le ultime operazioni in Malawi.

Mi definisco un semplice farmer (agricoltore) e non un cattedratico, un professore o dottore in agronomia. Nei paesi Africani e in Afghanistan dove ho lavorato, mi sono occupato di agricoltura e gestione delle risorse naturali operando in accordo con le popolazioni locali e in linea con le direttive dei governi nazionali in materia di sicurezza alimentare e gestione delle risorse naturali.

Nel mio lavoro, non mi occupo solo di realizzare le produzioni agricole o forestali, migliorare le tecniche di coltivazione su suoli marginali, svolgere corsi di aggiornamento e monitorare le attività in campo; mi occupo anche di trovare delle soluzioni per mantenere i progetti ancora attivi una volta che il supporto esterno, in questo caso un donatore, si è esaurito. Potrei definire questa “soluzione” come exit strategy del progetto.

Hai effettuato migliaia di QSO con OM di tutto il mondo, che attrezzature utilizzi di solito?

Dovendo viaggiare spesso e con “limitato peso” a disposizione, metto in valigia un semplice dipolo per le bande 10-20-40mt con un cavo RG 58 rigorosamente di una decina di metri (immaginate cosa succede quando trovando un buon appiglio, la distanza tra l’antenna e la radio è maggiore), un accordatore manuale MFJ e una radio che possa sopportare gli stress elettrici del paese in cui andrò a lavorare. L’alimentatore: all’inizio avevo un Intek che pesava 11 kg e prendeva parecchio spazio. Poi ho avuto la fortuna di poter utilizzare un microswitch di quasi 2kg, una differenza notevole. Purtroppo, l’esperienza mi ha insegnato che gli sbalzi elettrici sono deleteri su alimentatori e apparati e non sempre ho avuto la disponibilità di pezzi di ricambio o un tecnico che potesse revisionare la radio. In Africa, durante la stagione delle piogge, sono queste a dettare gli orari delle trasmissioni e, se non sono i fulmini, ci pensano le varie compagnie elettriche a razionare l’elettricità. Allora bisogna fare ricorso a generatori o posticipare l’attività a migliori orari. In Afghanistan, ho avuto la possibilità di usare le radio in dotazione alle auto e agli uffici dove ho lavorato. Quindi, o le batterie delle macchine o pannelli solari.

Hai mai avuto difficoltà nell’allestire la stazione radio, visto i paesi “caldi” in cui sei stato, e ci riferiamo soprattutto all’Afghanistan, hai mai avuto problemi?

Sono sincero nel rispondere. Non ho mai avuto problemi nell’installare le mie apparecchiature nei paesi dove ho lavorato. La curiosità nella mia attività ha sempre destato interesse nei colleghi e negli staff che si sono succeduti nel tempo. Anche i funzionari governativi che ho incontrato in tutti questi anni, per quanto in loro potere, mi hanno sempre facilitato nel rilascio delle licenze. La burocrazia ha anche fatto la sua parte.

In Malawi, per esempio, mi è stata rilasciata la licenza in un paio di minuti. Il direttore del dipartimento aveva poi deciso di farmi conoscere tutti i suoi colleghi dello staff in ufficio. Questi poi, mi hanno sempre invitato a partecipare a convegni e seminari su questioni tecniche e amministrative.

In Tanzania, il rilascio della licenza è durato qualche settimana. In questo caso, non è valso il fatto di aver pagato la tassa per il rilascio della stessa. Per iniziare le operazioni ho dovuto attendere il documento cartaceo che mi permettesse di installare la stazione. Inoltre, ho dovuto giustificare il motivo per il quale chiedevo la licenza. Motivo che andava ben oltre il fatto di voler trasmettere dalla Tanzania e collegare altri radioamatori.

In Afghanistan, mi sono scontrato con una burocrazia davvero opprimente: per il rilascio della licenza ho avuto bisogno di una lettera di presentazione da parte dell’ambasciata Italiana a Kabul indirizzata al Ministero degli Affari Esteri Afghano. Inoltre, mi era stato richiesto un certificato attestante le coordinate geografiche del punto dove avrei installato la mia stazione. Una lettera del mio datore di lavoro è stato l’ultimo documento prima di inviare tutta la documentazione al funzionario di turno. La mia pratica è stata poi discussa in un meeting interno tra tutti i funzionari del dipartimento. Un iter amministrativo che è durato quasi due mesi.

La mia esperienza in questi paesi dove ho avuto la fortuna di poter lavorare e operare mi ha insegnato la necessità di portare sempre tutti i documenti giustificativi al rilascio della licenza, sia in originale sia in fotocopia: dalla copia del passaporto, patente e licenza, alla copia della descrizione tecnica dell’apparato e disegno dell’antenna. Inoltre, una buona dose di pazienza, diplomazia e rispetto per le leggi e costumi del paese che ci ospita, facilita i rapporti umani e il rilascio di licenze o permessi. Eccetto qualche funzionario poco flessibile, gli altri che ho incontrato mi sono sembrati abbastanza preparati e disponibili a raccogliere le mie richieste.

Negli ultimi tempi si parla molto degli OM (europei soprattutto) indisciplinati, e dei pileup caotici, quali sono le tue esperienze a proposito?

Con un po’ di pazienza, cerco sempre d accontentare tutti. Avete letto il mio equipaggiamento… faccio quello che posso. Capisco anche che certi paesi non si ascoltano tutti i giorni e per questo motivo cerco di essere in radio il più possibile, di rispondere anche alle chiamate di chi chiama il DX. Non ho problemi a rispondere a dieci stazioni italiane che chiamano l’Africa ogni giorno. Quando posso, fisso degli appuntamenti in radio per chi ha difficoltà di ascolto, o stazioni non molto raffinate o altri svariati motivi. Bisogna essere molto flessibili e mettersi nelle “scarpe” di chi cerca di contattarti. Sempre molta pazienza, gentilezza e diplomazia, anche se ogni tanto mi capita di collegare qualcuno che finge di non capire o che addirittura non vuole capire.

A proposito, utilizzo questo spazio concessomi per scusarmi con tutti quelli che non sono riusciti a collegarmi dopo avermi chiamato per ore e ore.

Raccomando a tutti, incluso il sottoscritto, di fare sempre molto ascolto prima di chiamare. Molto ascolto. In un pile up ordinato, anche con 10 watt riesci ad accontentare centinaia di Dxers in pochi minuti.

Malawi, Tanzania, Afghanistan e poi ancora Malawi, sai già da dove sarà la tua prossima attività?

Non saprei proprio. La mia attività radio è legata al mio lavoro all’estero. Non ho anticipazioni per quanti, molto gentilmente, mi hanno collegato durante tutte le mie spedizioni. Adesso sono da qualche parte nel “vecchio continente” in attesa di ripartire.

Segui DxCoffee, cosa ne pensi?

Grazie al mio QSL Manager,  che mi segue via etere e supporta (oltre che sopportare), ho avuto modo di conoscere DxCoffee. Un’interessante realtà in questo variegato mondo di Dx clusters, blogs e webpages. L’informazione è fatta di persone ed esperienze. È giusto e anche saggio che individui con la loro esperienza umana e radiantistica possano trasmettere il loro bagaglio di esperienze a tutti coloro che si avvicinano, in maniera civile, al mondo della radio. Il mio pensiero nasce proprio dal fatto che per costruire una buona società, con dei buoni Dxers e anche dei buoni leaders, si debba comunicare. La radio è nata per questo. Inoltre, trasmettere la propria conoscenza agli altri non è sinonimo di presunzione o materia dei soli cattedratici. È strumento di crescita su una più ampia strategia verso la costruzione di individui e società per il futuro. Il mio augurio è quello che molti lettori possano trasformarsi in attivi contributori di questa realtà radiantistica, alla quale auguro, inoltre di poter dare il proprio contributo anche in sedi istituzionali non solo qui in Italia ma anche all’estero. Il radiantismo italiano ha bisogno di riguadagnare quella posizione di rilievo che ha avuto in passato. Non dimentichiamo che Marconi era un nostro conterraneo. 

Grazie per la pazienza e per il tuo tempo, un sincero “in bocca al lupo” da parte di tutta la redazione di dxcoffee, ti aspettiamo on air . . .

Riguardo IT9YVO

Antonello Scauso ha scritto 316 articoli in questo magazine..


Forse potrebbero interessarti anche:

OkNotizie

7 Risposte a Intervista a Sigfrido 7Q7RS

  1. IZ7KHR says:

    Una bella intervista! Sigfrido ci fa capire come ci si può divertire anche con poco, avendo forza di volontà e grande passione per il nostro hobby.

    Sono però curioso di sapere da che altra parte del mondo lo sentiremo trasmettere nel prossimo futuro!

  2. Sergio Niccolini says:

    Ciao SIG !
    Ero in Malawi un paio di settimane fà… sempre peggio!
    Mi sa che in Australia devo ridare gli esami, sembra che non accettino i nominativi che provengono dall’Africa.
    Fatti vivo quando ne hai voglia.
    73 da 7Q7 CV Sergio

  3. IZ4AKS says:

    Lunedì atterrerò a Lilongwe per la prima volta in vita mia. Non è che è rimasto qualcuno da incontrare? Almeno mi suggerite un buon ristorante? ;-P

  4. IW0QLH says:

    Bisogna vedere dove devi andare oltre Lilongwe, io sono oramai 11 anni che giro in africa per lavoro e le parole di Sigfrdo sono realmente le cose che accadono in questa terra, ho provato ad attivare la Sierra Leone, ma lì la burocrazia è una cosa spaventosa, anche facendo il mio lavoro di tecnico in telecomunicazioni e standoci a contatto ..per il nominativo mi stanno facendo attendere già da oltre 3 mesi….comunque non mi preoccupo..
    73 a tutti iw0qlh Alberto

  5. IZ8IYX says:

    Ciao Alberto, se ci pensi anche in Italia i tempi non sono così brevi… Anzi, forse noi italiani dovremmo avere le spalle abituate ai ritardi della burocrazia. Ma in fondo la nostra la Italia è bella anche per questo, chissà…!!!

  6. Enzo IT9ZIV says:

    Ancora aspetto la qsl e ne passera di tempo credo vero Antonello!

    it9ziv

  7. IT9YVO says:

    Ciao Enzo,
    i casi non possono che essere tre, non ho ricevuto la tua richiesta, non hai ricevuto la mia di ritorno o non sei a log . . .
    Scrivimi (in privato) a quale delle attività ti riferisci ed i dati del qso, eventualmente te la rispedisco senza problemi.

    Antonello

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Desidero ricevere un avviso via email se ci sono nuovi commenti.
E' possibile anche iscriversi senza commentare.