L’intervista a PB2T, Presidente IARU Region 1: “Le onde corte stanno morendo? Non per il servizio radioamatoriale!”

Non capita tutti i giorni di poter porre le proprie domande al Presidente della Regione 1 IARU. DXCoffee ha avuto questa chance e ha cercato di sfruttarla per sottoporre a Hans Blondeel Timmerman, PB2T, gli interrogativi sui quali si gioca buona parte del futuro del nostro hobby. Ricordiamo che la “International Amateur Radio Union” è la Federazione delle associazioni che, nei vari Paesi del mondo, rappresentano gli OM. La “Region 1” è una delle tre articolazioni territoriali di quest’organizzazione e comprende Africa, Europa, Medio-oriente e l’Asia settentrionale.
Il cursus radiantistico di Hans è di tutto rispetto. La prima licenza nel 1980, l’upgrade ai massimi diritti operativi nel 1985 e, dal 2000, l’impegno in vari soggetti associativi. Dapprima come “HF Manager”, quindi come Vicepresidente della VERON, una delle maggiori realtà olandesi. Poi, dal 2002 al 2008, quale membro del Comitato esecutivo della IARU Region 1, di cui è diventato presidente il 31 dicembre 2008. PB2T è inoltre presidente, dal 2004, dell’EUDXF. Insomma, una persona con cui è anzitutto un piacere affrontare le tematiche che accomunano noi radioamatori.
E’ risaputo come il lobbying della Region 1 IARU abbia condotto alle allocazioni radioamatoriali dei 30, 17 e 12 metri. Ci sono altri segmenti di spettro sui quali siete concentrati al momento?
Oltre ai casi citati nella domanda, vorrei ricordare altri risultati conseguiti di recente, come l’estensione dei 7 MHz e l’allocazione secondaria nella banda dei 2200 metri.
Nell’agenda della “World Radiocommunications Conference” in programma nel 2012, è iscritta, in particolare, un’assegnazione secondaria attorno ai 500 kHz. L’elenco dei nostri “desideri” per l’intero spettro può poi essere reperito all’indirizzo http://www.iaru.org/ac-09spec.pdf.
Ricordate, comunque, che l’ottenimento di nuove allocazioni non è questione semplice, dal momento che anche altre entità sono interessate all’ottenimento di porzioni di spettro.
Oltre all’“Intruder Watch”, vi occupate anche di monitoraggio delle interferenze elettromagnetiche. Qual è il tuo parere sulla questione PLC? Come mai alcuni governi sembrano prendere poco in considerazione la questione?
La lobby commerciale spinge le soluzioni PLC/PLA. Secondo me, non si tratta di tecnologie compatibili con i servizi radio e, per questo motivo, non dovrebbero essere consentite.
Reciprocità delle licenze. In questo campo sono stati mossi importanti passi avanti, specie con la raccomandazione in fatto di HAREC. Però, la situazione, in particolare tra una regione e l’altra del mondo, non appare ancora perfettamente lineare. Quanto cammino occorre ancora percorrere, su questo versante, e quali sono gli strumenti che consentiranno di farlo?
In Europa, la situazione è abbastanza buona. Gli ultimi recepimenti della raccomandazione T/R 61-01 (in cui è disciplinata la materia, nda), sono quelli di Montenegro e Federazione Russa.
Al di fuori dell’universo CEPT, diversi paesi sono in linea con le prescrizioni della T/R 61-01 e stiamo lavorando su un’intesa con la CITEL (un’organismo che raggruppa vari Stati delle Americhe, nda), affinché le singole organizzazioni delle due “famiglie” riconoscano la “portabilità” delle rispettive licenze.
Il nostro obiettivo finale, comunque, resta costituito da una licenza riconosciuta in tutto il mondo, come avviene ad esempio per la Patente di guida internazionale.
Come giudichi, dal tuo osservatorio privilegiato, lo stato di salute del radiantismo? Perché, secondo te, a casi come quello americano, di numero di licenze in aumento, si affiancano quelli di nazioni europee in cui la nostra attività non pare godere della popolarità che merita?
Il declino, in Europa, non ha ancora raggiunto livelli allarmanti. L’età media degli operatori, tuttavia, è elevata e tende a salire ulteriormente. Ciò significa che, tra non molto tempo, in Europa vi sarà un drastico calo degli iscritti alle Associazioni di radioamatori. Vi è un gran potenziale per la crescita dell’hobby in Asia e Africa. I giovani sono il nostro futuro e dobbiamo lavorare su più fronti per coinvolgerli nel radiantismo.
Il CW è stato eliminato dagli esami per l’ottenimento delle licenze radioamatoriali in una vastità di paesi. La IARU lo continua a sostenere attraverso l’organizzazione di competizioni di High Speed Telegraphy. Cosa pensi della telegrafia e del fatto che non costituisca più uno degli elementi dell’esame?
Quando nel mondo degli utilizzatori professionali delle onde corte la conoscenza del codice Morse non si è più rivelata necessaria, non vi erano motivi affinché lo stesso requisito permanesse per l’ammissione al servizio amatoriale. Oggi, il CW è uno dei molteplici modi di cui un operatore può disporre. Tra le varie “radiodiscipline sportive”, l’HST è molto popolare nell’Europa dell’est e, di conseguenza, è sostenuto dalla Regione 1 IARU.
La IARU non si occupa di contesting in senso stretto, ma oltre alle competizioni HST di cui si è appena detto, promuove un HF World Championship. Qual è il tuo giudizio su questa iniziativa e cosa pensi dell’edizione tenutasi da poco?
Oh, la Regione 1 IARU è assai coinvolta nel contesting! Durante l’Assemblea Generale che si terrà in Sud Africa, il prossimo Agosto, i comitati per le HF e per VHF/UHF/MW dedicheranno buona parte del loro tempo al tema dei contest. Da ciò che ho notato partecipando alla recente edizione dello IARU HF Championship, mi sento di affermare che l’evento abbia attirato, come di consueto, un numero elevato di operatori.
Tra le competenze IARU rientra anche quella sulle comunicazioni d’emergenza. Quanto gli OM, nel mondo, sono consapevoli del ruolo basilare che possono interpretare in questo particolare frangente della loro attività? Cosa si può, e si deve, fare per accrescere questa coscienza in loro?
Negli ultimi dieci anni, l’importanza delle comunicazioni d’emergenza è aumentata in modo crescente. Occorre lavorare affinché tutti i radioamatori siano coscienti del fatto che, in caso di calamità, possano essere chiamati ad assumere le responsabilità connesse al loro ruolo.
Negli Stati Uniti sono allocati ai radioamatori porzioni di spettro sui 222 e sui 902 MHz, non disponibili, ad esempio, in Europa. Viceversa, in alcuni paesi europei, sono in uso i 70 MHz, non allocati nel nord-america. Quanto, in un periodo di crisi economica evidente, queste disomogeneità arrivano a rappresentare un problema per i produttori di apparati?
Non condivido questa preoccupazione. Le radio di ultima generazione possono essere programmate, nel rispetto delle allocazioni regionali e nazionali, con le relative differenze.
Riporto in auge un interrogativo ampiamente approfondito in passato, ma l’occasione di parlare con te è troppo ghiotta. Echolink, e tutte le forme VOIP… per alcuni non sono radiantismo. E per te?
Viviamo in un’epoca in cui le connessioni sono all’ordine del giorno, per cui ha una logica il fatto che i radiomatori partecipino alla sperimentazione di tecnologie (e delle relative applicazioni) imperniate sulla correlazione tra apparati, reti e sistemi.
A mio modo di vedere, i radioamatori possono trovare un alleato di prim’ordine in Internet. Webmagazines come “DX Coffee”, i siti delle associazioni e anche i cluster possono rivelarsi utensili preziosi nelle nostre attività quotidiane, specie come fonti di informazione e momenti di condivisione delle conoscenze. Ti ritrovi in questa visione?
Potrei confermare tutto con un semplice “sì”. Al tempo in cui mi occupavo del bollettino olandese “DXPress”, lo convertii dal formato cartaceo settimanale alla realtà di un magazine online, chiamato “iDXPress”. Si trattò di un passo significativo. Guardando oggi a tutto ciò, debbo dire che si trattava di una delle numerose opzioni informative disponibili sul web.
Cosa rispondi a chi sostiene che le HF stiano morendo (in particolare a causa del graduale abbandono di quella parte di spettro da parte di grandi broadcasters nazionali)?
Quando la IARU ha lavorato sull’estensione della banda dei 7 MHz, abbiamo sottolineato come non potesse più essere giustificato l’uso delle HF per il broadcasting. Per cui, se si guarda esclusivamente all’emittenza pubblica, si può sostenere che le HF stiano morendo. Le cose, però, non stanno assolutamente così per il servizio radioamatoriale.
Photo credits: SDXF
























Complimenti a Christian, questa intervista è stata riportata sul sito della IARU e su quello della RSGB. Ottimo lavoro Chris!!!
Good DxCoffee.