04192013Headline:

Le memorie radioamatoriali di un agente diplomatico

Jim Bullington, N4HX, è attualmente in pensione a Williamsburg, Virginia. È editore di American Diplomacy e Senior Fellow al Joint Forces Staff College a Norfolk.
Qui ci racconta alcune delle sue esperienze derivate dal suo duraturo legame con un insolito mezzo di comunicazione internazionale, la radio: uno strumento di scambio culturale e informativo a disposizione da quasi un secolo per gli appassionati di radio in tutto il mondo. Con la proliferazione attuale di dispositivi di comunicazione elettronica, si tende a dimenticare il ruolo giocato dai radioamatori negli anni passati. Ancora meno si sa sulle comunicazioni che i radioamatori hanno portato avanti fino a tempi molto recenti. L’autore colma così un vuoto della nostra conoscenza su questa affascinante forma di comunicazione nell’ambito diplomatico.

“DX” è un termine usato dai radioamatori (OM) per indicare le comunicazioni a lunga distanza, spesso attraverso gli oceani. Quandocominciai ad interessarmi a questo hobby, come teenager alla fine degli anni ’50, la radio a onde corte era ancora una tecnologia innovativa e il poter stare seduti a casa propria e parlare con qualcuno dall’altra parte del mondo, cioè una stazione DX, era una cosa entusiasmante.
Questa prima esperienza ha contribuito ad indirizzarmi verso la carriera diplomatica, poichè mi diede la consapevolezza iniziale di cosa fossero le ambasciate e i consolati, quando parlavo con altri radioamatori che ne facevano parte.
“Un giorno mi piacerebbe operare da una stazione DX rara”, pensavo, mentre facevo a gara con le migliaia di altri OM americani che cercavano di avere un contatto con i pochissimi OM dei lontani paesi asiatici e africani. (Gli OM gareggiano nei contest e collezionano diplomi per aver parlato ad altri OM in quanti più paesi possibile.)

Conservai quest’aspirazione anche quando completai il college e passai l’esame per il servizio diplomatico, rimanendo poi un OM attivo per la maggior parte della mia carriera. Ciò arricchì le mie esperienze nei posti esotici in giro per il mondo dove mi portava il lavoro. Mi dava evasione e relax in posti dove era difficile trovare queste cose; mi teneva in contatto con i parenti in patria (mediante il phone patch fornito da OM negli USA) nell’era pre-internet quando le telefonate erano precarie e costose; e in un paio di occasioni mi ha aiutato a uscire indenne da situazioni pericolose.


L’autore e la sua stazione a Chiangmai in Tailandia

 

 

 

IN ASIA SUDORIENTALE

La mia prima destinazione all’estero fu in Vietnam nel 1965, dove constatai con delusione che l’attività radioamatoriale era proibita dalle restrizioni in atto in tempo di guerra. Di conseguenza, il mio piano di operare come stazione DX fu rimandato alla mia seconda assegnazione a Chiangmai in Tailandia nel 1971. Un OM mio amico e collega nel servizio diplomatico, Al Laun, aveva appena terminato la sua permanenza lì e mi lasciò parte della sua attrezzatura oltre ai contatti con OM tailandesi e i consigli su come ottenere la licenza necessaria dalle autorità locali.

Per essere efficaci, le comunicazioni radio in onde corte hanno bisogno di un antenna esterna, che più è grande e alta in aria, meglio è. Così ne costruii una enorme, chiamata “cubical quad,” con un boom lungo 9 metri a cui erano attaccate 16 canne di bambù formanti 4 grandi X che sostenevano 180 metri di filo in rame a forma di grandi quadrati. Il tutto era montato su un traliccio da 12 metri insieme ad un motore elettrico (il rotore) comandato dalla sala radio dentro casa, per girare l’antenna in direzione della stazione con cui stavo comunicando.

L’antenna funzionava a meraviglia, rendendo il mio segnale uno dei più forti dell’Asia sudorientale ed attirando folle di vicini curiosi che ammiravano meravigliati le sue rotazioni maestose, chiedendosi perchè quello strano americano aveva costruito una tale diavoleria. Ma il problema era di tenerla in piedi, poichè le mie capacità di costruire il traliccio si dimostrarono alquanto carenti per i requisiti di quel mostro.
La terza volta che l’antenna cadde in uno dei frequenti temporali che spazzavano Chiangmai, uno degli impiegati Thai al consolato, che io avevo incaricato di aiutarmi a metterla su, mi informò che il problema era senza dubbio dovuto al fatto che la mia casa sorgeva sul luogo di un’antica battaglia tra le forze del re tailandese e un esercito invasore birmano.

L’antenna disturbava i fantasmi dei soldati sepolti lì, diceva. Quindi, con il suo aiuto e la sua guida insieme alla collaborazione di mia moglie, che è vietnamita e buddista, ingaggiai un gruppo di monaci dalla pagoda locale affinchè venissero a casa mia a celebrare una cerimonia per propiziarmi quegli spiriti inquieti.

I monaci, cantando in coro e bruciando incenso mentre agitavano un nastro bianco intorno al cortile, devono avere fatto bene il loro lavoro, dato che l’antenna non è più caduta fino alla fine della mia permanenza a Chiangmai nel 1973. (O forse è rimasta su perchè io assunsi un insegnante della scuola tecnica locale affinchè costruisse un nuovo traliccio, progettato in maniera professionale. Chi può dirlo?)

Dopo un periodo di lavoro al ministero, fui assegnato in Birmania, prima al consolato di Mandalay e poi all’ambasciata a Rangoon. Il governo birmano, allora come adesso, era una dittatura militare, paranoica e xenofoba, che vietava completamente l’attività dei radioamatori. Come consigliere politico ed economico dell’ambasciata, avevo alcuni contatti ad alto livello tra gli ufficiali birmani e mi sforzai con vigore e caparbietà di convincerli a lasciarmi fare radio, ma fu inutile.

LE AVVENTURE IN CIAD

A seguito di un periodo di addestramento avanzato alla scuola di guerra dell’esercito americano, fui assegnato in Ciad, come deputy chief of mission (equivale a sostituto, delegato, NdT.). Poichè allora non c’era l’ambasciatore, per i primi mesi ebbi il ruolo di ‘incaricato d’affari’. Ciò mi mise in condizione di rivolgermi al governo del Ciad per avere una licenza radioamatoriale. Ma non c’era un governo funzionale, nel senso comune del termine.

Il Ciad era nel pieno di una lunga guerra civile e la capitale Ndjamena era governata da una coalizione precaria di guerriglieri reciprocamente ostili.
I ministeri erano diretti da capi militari, di cui molti analfabeti ed impiegavano bande di guerrieri armati del deserto, di cui molti teenager.
Le mie richieste sull’attività radio erano accolte con un silenzio di completa incomprensione. Ciononostante, avevo portato l’attrezzatura radio con me ed ero deciso a trasmettere. Il mio pensiero era che in tale situazione politica, così instabile e pericolosa, l’ambasciata avesse bisogno di un sistema di comunicazine di riserva, così installai la mia stazione in un ufficio inutilizzato dell’ambasciata, misi un antenna sul tetto e mi auto-proclamai N4HX/TT8, cioè il mio indicativo USA, N4HX, seguito dal prefisso delle stazioni situate in Ciad, TT8, che è assegnato dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU). Dopo tutto, l’ambasciata era territorio sovrano USA e io ne ero a capo, quindi perchè no?

Dato che non c’era stata alcuna attività radioamatoriale dal Ciad da parecchi anni e io ero l’unico TT8 che trasmetteva, creai rapidamente subbuglio tra i radioamatori in giro per il mondo a cui serviva un contatto con il Ciad per un diploma o per avere punti in un contest.
Il mio periodo in Ciad ebbe una fine improvvisa e rocambolesca quando le fazioni in conflitto, che avevano formato temporaneamente un “governo” di coalizione a Ndjamena, interruppero la tregua e ripresero la guerra civile. I combattimenti erano intensi in città e noi americani e gli altri stranieri, sebbene fossimo estranei al conflitto, non potevamo lasciare le nostre case, tantomeno evacuare il paese.

A quell’epoca era arrivato un nuovo ambasciatore USA e io ero il suo vice. Le nostre case erano fianco a fianco nello stesso complesso, mentre l’addetto diplomatico alle comunicazioni abitava dall’altra parte della città e quindi non era in grado di recarsi al nostro nuovo posto di comando nella residenza dell’ambasciatore. Di conseguenza, dovetti fare uso delle mie capacità radioamatoriali per gestire sia la nostra rete di comunicazioni radio di emergenza tra i 25 americani che vivevano in città, sia un sofisticato ricetrasmittitore a onde corte installato a casa dell’ambasciatore per comunicazioni di emergenza con Washington e altre ambasciate USA. I miei apparati radio erano tutti all’ambasciata e dunque inaccessibili.

Dopo tre giorni di combattimenti quasi continui, il mio capo e l’ambasciatore francese poterono entrare in contatto telefonico con i capi guerriglieri (sorprendentemente i telefoni locali funzionavano ancora) e convincerli a dichiarare una tregua temporanea per consentire agli stranieri di evacuare. Ci facemmo strada in fretta fino alla base della legione straniera francese pochi chilometri a nord della città e il giorno dopo l’areonautica militare francese ci portò in volo a Douala in Cameroon, dove potemmo prendere un volo di linea per gli Stati Uniti. Mi sono sempre chiesto se i guerrieri del deserto che saccheggiarono l’ambasciata USA avessero mai capito cosa fare dei miei apparati radio.

OPERAZIONI IN BENIN

La mia destinazione successiva fu come ‘incaricato d’affari’ permanente all’ambasciata in Benin. Il governo del Benin a quell’epoca (1980-82) era una dittatura militare marxista che era implacabilmente ostile agli USA, così il nostro paese aveva deciso di mantenere relazioni diplomatiche di basso livello, senza un ambasciatore ufficiale, per manifestare la nostra disapprovazione. Però, diversamente dal Ciad, c’era un governo funzionale e c’era anche un ufficio nel ministero poste e telecomunicazioni che era autorizzato a rilasciare licenze radioamatoriali. Scoprii presto che i burocrati dell’ufficio non erano inclini a dare la licenza ad un americano, in particolare al capo diplomatico americano, senza un’autorizzazione politica. Così chiamai direttamente il presidente per chiedere, come favore personale, che mi permettesse di fare attività radio durante la mia permanenza. Il presidente Kerekou, l’ex sergente Kerekou dell’esercito francese, potrebbe aver capito o non capito cosa gli stessi chiedendo; ma per mia fortuna era di buon umore, avendo bevuto nel corso di quel pomeriggio la maggior parte di una bottiglia di Cognac francese, che generosamente mi invitò a finire insieme. Diede disposizione al ministro degli Affari Esteri, che era presente, di darmi il permesso necessario.


L’ambasciatore tedesco ed il ministro beninese delle poste e telecomunicazioni visitano la stazione dell’autore.

Dopo una settimana, ricevetti una comunicazione diplomatica dal ministero degli Affari Esteri che mi autorizzava a fare attività radio in Benin.
La residenza dell’ambasciatore a Cotonou, dove abitavo, è un grande edificio a due piani affacciato sull’oceano Atlantico, con un tetto piatto che era ideale per montare antenne. Dato che il Benin non era proprio in cima alle priorità della politica estera USA e le relazioni bilaterali erano sia scarse che tese, avevo molto tempo libero per la radio e il mio periodo in quel paese trascorreva piacevolmente e senza grandi avvenimenti.

Accadde però che alla sera del giorno del ringraziamento nel 1981, l’addetto alle comunicazioni della nostra ambasciata insieme ad un tecnico in trasferta che era venuto a riparare il nostro generatore di emergenza, per sbaglio presero una strada senza indicazioni che portava a un campo militare del Benin.
Invece di dare l’alt per chiedere spiegazioni, le guardie spararono alla macchina, ferendo gravemente l’addetto. Lo portarono all’ospedale locale e incarcerarono il tecnico in trasferta (malgrado avesse il passaporto diplomatico) accusandoli di essere spie americane.

Venni a sapere dell’avvenimento circa alle 8 di sera. Mancando l’addetto alle comunicazioni e anche il suo sostituto che era in ferie, non ero in grado di accedere al sistema di comunicazioni dell’ambasciata per informare Washington della situazione. C’era una rete di emergenza regionale delle ambasciate USA e io avevo una ricetrasmittente a onde corte fornita dallo stato che era installata a casa mia (insieme agli apparati radioamatoriali) da usarsi in questi casi, ma le mie chiamate ripetute non ebbero risposta. Sembrava che nessuno fosse in ascolto sulle frequenze concordate. Quindi mi misi a trasmettere sulle bande amatoriali e in poco tempo contattai un radioamatore a New York. Gli dissi del problema e gli chiesi di telefonare al centro operativo del dipartimento di stato per riferire la mia richiesta di avvertire la nostra ambasciata più vicina a Lagos in Nigeria di mettersi in ascolto sulla frequenza della rete di emergenza. Funzionò. Nel giro di un’ora ero in contatto con l’ambasciata a Lagos che mandò un addetto alle comunicazioni di riserva e un dottore, che arrivarono la mattina dopo.

I beninesi avevano trascurato di mettere una guardia nella stanza di ospedale del nostro addetto ferito, così potemmo portarlo fuori dall’ospedale e poi fino a Lagos prima che se ne accorgessero. Ciò lo salvò dall’amputazione della gamba. I beninesi tennero il riparatore di generatori in prigione per tre settimane, finchè il dipartimento di stato convinse il presidente francese Mitterrand a intervenire e richiederne la liberazione (la Francia era la fonte principale di sostegno economico del Benin).

BURUNDI E NIGER

Il mio ultimo periodo di lavoro all’estero fu come ambasciatore in Burundi dal 1983 all’86. Gli USA avevano rapporti piuttosto buoni con il suo governo e io riuscì presto ad avere la licenza radioamatoriale.
La residenza dell’ambasciatore a Bujumbura è su una collina che si affaccia sul lago Tanganica, in un complesso di 5 ettari che mi lasciava molto spazio per varie antenne e io ero molto attivo con la radio. Fortunatamente, la lunga guerra civile del Burundi ebbe una pausa nel periodo in cui mi trovavo lì e non avemmo evacuazioni, sparatorie o altri avvenimenti pericolosi.

Dopo un ultimo periodo di lavoro a Washington, mi dimisi dal servizio diplomatico nel 1989 e intrapresi un nuovo lavoro come direttore degli affari internazionali per la città di Dallas in Texas. Poi nel 1993, mi trasferì a Norfolk in Virginia, per lavorare come direttore di un centro di affari globali alla Old Dominion University, dove rimasi fino al 2000. In questo periodo non fui attivo con la radio.

Poi decisi di avere un’ultima avventura all’estero, che comprendesse un po’ di attività radio, così nel 2000 cercai un impiego come direttore nei corpi di pace di qualche paese. La mia candidatura fu accettata e in vista della mia esperienza nell’Africa francofona, fui mandato in Niger.

Malgrado le mie intenzioni, il mio ritorno alla radio fu rimandato per oltre un anno, perchè ero concentrato nel mio lavoro di guidare e sostenere 120 giovani volontari dei corpi di pace americani. Nel 2002 però, ottenni la licenza dal governo del Niger e ricominciai a fare radio. Essendo uno dei due soli OM attivi in Niger, ero molto richiesto da altri OM da tutto il mondo e fui lieto di accontentarli, trasmettendo molte sere e fine settimana e ciò mi aiutò a trascorrere i restanti quattro anni in Niger molto piacevolmente.

UN HOBBY IDEALE

Attraverso la mia carriera diplomatica, ho cercato di dare un contributo all’hobby della radio facendolo conoscere agli alti ufficiali del paese dove mi trovavo.
Quando invitavo ministri e altri leader locali a cene o altre funzioni ufficiali, spesso li portavo nella sala radio a fare qualche collegamento.
Per loro era un insolito intrattenimento del dopo cena e forse è servito a spianare la strada per future operazioni radioamatoriali.

Riflettendo su quegli anni in cui ho operato come esotica stazione DX dai luoghi in cui mi portava il lavoro, riconosco che la radio è stata un hobby ideale, che mi ha dato moltissime ore di relax e divertimento oltre che un aiuto pratico in casi di emergenza. C’era sempre una nuova antenna da provare insieme alla difficoltà di costruirla con i materiali disponibili in loco, più che altro bambù, fili e corde. I contest erano una mia passione in particolare, ma ho anche passato molte ore facendo contatti con chi aveva bisogno di un collegamento con un paese nuovo, chiaccherando con vecchi amici e cercando a mia volta altre stazioni DX rare per il mio log personale.
Quando smantellai le antenne e gli apparati nel 2006, preparandomi a lasciare il Niger per andare in pensione in Virginia, mi resi conto che era la fine della mia fantastica ultima avventura con la radio ed anche il termine della mia vita lavorativa a tempo pieno. Ma ho conservato dei ricordi straordinari.

Tradotto da: americandiplomacy.org
Photo credits by flickr: a6Billski.

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