Radio nello spazio, in principio fu SAREX

Radio nello spazio, in principio fu SAREX

Con il ritorno a terra della navicella Atlantis, lo scorso 21 luglio, si è chiusa un’era nell’esplorazione spaziale. Le centotrentacinque missioni del programma americano Space Shuttle, succedutesi dall’aprile 1981 fino a quest’anno, hanno consentito dei progressi non indifferenti sul piano scientifico, vista la moltitudine di esperimenti compiuti dagli astronauti degli equipaggi in orbita, e hanno rivestito anche un fondamentale ruolo nell’assemblaggio delle stazioni orbitanti Mir (dal 1986 al 2011) e ISS (dal 1998 e tutt’oggi attiva).

Non va dimenticato, nel celebrare le conquiste di progresso compiute grazie al programma gestito dalla NASA, come lo Shuttle abbia costituito anche un prezioso veicolo di sperimentazione delle tecnologie radioamatoriali. Era il 28 novembre 1983 quando venne lanciata la missione STS-9, con il “Columbia” (purtroppo poi perso tragicamente nell’incidente del 1 febbraio 2003) quale orbiter. Tra i componenti dell’equipaggio era presente lo specialista Owen Garriott. L’astronauta, nella sua vita a terra attivo radioamatore, call W5LFL, ottenne di portare con sé nello spazio l’attrezzatura per esercitare il suo hobby nel tempo lasciato libero dalla rigida agenda di missione.

Nella fattispecie, il rig salito a bordo dello Shuttle comprendeva un apparato Motorola portatile per la banda dei 2 metri e un’antenna a cavità, del diametro di 60 centimetri, che Gariott aveva fissato con del velcro sul lato interno di una delle finestre della navicella. Quella stazione, tanto simile a decine di migliaia di altre a terra, non solo concretizzò il “sogno proibito” di molti OM (rispondere a un “CQ” lanciato dallo spazio), ma permise pure alcuni QSO che ancor oggi restano simbolici.

Oltre alla prima risposta ricevuta dalla Terra (proveniente da WA1JXN, Lance Collister di Frenchtown, nel Montana), Garriott collegò, tra gli altri, sua madre, il senatore Goldwater, la stazione club della sua città (Enid, nell’Oklahoma) e il Re Hussein di Giordania, indimenticato ed attivo titolare del callsign JY1. Sino alla sua scomparsa, il sovrano considerò il contatto con l’astronauta americano uno dei momenti più alti della sua carriera radiantistica.

Le chiamate effettuate da Garriott nei giorni della missione, con un log finale di circa 300 contatti, persuasero la NASA dell’utilità di approfondire la sperimentazione delle tecnologie radioamatoriali nello spazio. Nacque così il programma SAREX (“Space Amateur Radio EXperiment”), con l’ARRL e l’AMSAT nella parte di partner principali dell’Ente aerospaziale americano. L’iniziativa mirava soprattutto a coinvolgere gli studenti delle scuole a terra in collegamenti – in voce, o packet – con gli astronauti. Evidente la finalità divulgativa, con i bambini e ragazzi in grado di esaudire le loro curiosità sulla vita nello spazio, da sempre elemento di forte attrazione e fascino sull’essere umano in generale.

Un importante passo in avanti si compì nella seconda occasione in cui lo Shuttle portò in orbita strumentazioni amatoriali. Era la volta della missione STS-51F, nel 1985, e lo specialista Tony England, W0ORE, lavorando prima del lancio con un gruppo ristretto di OM, mise a punto un’evoluzione capitale. L’idea fu di portare in orbita un sistema in grado non di lavorare in simplex, come aveva fatto Garriott, ma da configurare alla stregua di un ripetitore. L’ingresso restava in 2 metri, per facilitare le stazioni terrestri nel raggiungere la navicella, mentre l’uscita avveniva in 10 metri. Questa banda, in particolare, venne usata anche per trasmettere e ricevere dell’SSTV. A log finirono centotrenta collegamenti (incluso uno con una stazione /M, che per l’epoca fece sensazione) e dieci immagini in Slow Scan Television vennero ricevute positivamente a bordo dello Shuttle. La prima a formarsi sullo schermo presidiato da W0ORE fu quella che raffigurava sua moglie Kathi. Si trattò della prima forma di trasmissione televisiva ad essere ricevuta nello spazio.

Le missioni Shuttle coinvolte nel progetto SAREX, successivamente a questi due “esperimenti”, furono in tutto ventitré. L’attività si concluse, a bordo del Columbia, nel 1999, missione STS-93. Non si trattò, però, di uno stop definitivo. Le attività radiantistiche, tenutesi anche dalla Mir, avevano riscosso un interesse didattico crescente, con oltre duecento scuole, alla fine del programma, coinvolte nei QSO “spaziali”. Ciò condusse la NASA, nel 1997, ad includere apparecchiature radioamatoriali nel materiale che avrebbe composto la dotazione della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Di fatto, nacque così il programma ancor oggi in essere come ARISS, “Amateur Radio on the International Space Station”, gestito da un team internazionale. Lo sviluppo dei sistemi amatoriali della stazione fu studiato in più fasi. La prima, definitivamente completata nel 2001, vide gli astronauti usare un’apparecchiatura piuttosto semplice, installata nel modulo “Zarya”. Da lì avvenne la prima trasmissione OM dalla ISS, nel dicembre 2000.

Il materiale della “Phase 1” era costituito da: due radio portatili Ericsson MP-A (operanti sui 2m e sui 70 cm); una serie di adattatori per alimentazione e connessioni varie; un sistema d’antenna (due “fruste” da un quarto d’onda l’una); un modulo per il packet e cuffie microfono. Nel 2002, ebbe poi luogo l’installazione di un insieme di quattro antenne, studiato dal team internazionale ARISS per consentire di operare con maggiore performance sui 2 metri e sui 70 cm, in HF (con particolare riferimento ai 20, 15 e 10 metri) e nelle bande L e S delle microonde. Le antenne, denominate WA1, WA2, WA3 e WA4, vennero piazzate in occsione delle “passeggiate spaziali” tenutesi in gennaio e agosto 2002.

Prese così il via l’implementazione della seconda fase, imperniata sul consolidamento del sistema, attraverso apparati di livello superiore, individuati, relativamente alle V-UHF, in un Kenwood TM-D700. Da quella nuova stazione, situata nel modulo di servizio e capace di funzionare in fonia, packet e sstv, oppure di lavorare come un ripetitore tra stazioni a terra (l’uplink classico è a 145.200, con uscita a 145.800, che diventano 145.825 se è attivo il packet cluster), l’astronauta italiano Roberto Vittori, IZ6ERU, contattò, nell’aprile 2005, durante la missione “Eneide”, diverse scuole della penisola. In particolare, il QSO del 18 aprile 2005, con l’Istituto “Marconi” di Civitavecchia, fu emozionante grazie alla partecipazione della principessa Elettra Marconi, figlia dello scopritore delle proprietà delle onde radio, che testimoniò all’astronauta come “mio padre sarebbe orgoglioso di lei per questa fantastica missione”.

Contatto dopo contatto, si arriva alla storia recente, fatta del comandante della “Expedition 24”, Doug Wheelock, KF5BOC, protagonista di un video di oltre venti minuti in cui effettua vari collegamenti con OM del Nord America, e dell’astronauta italiano Paolo Nespoli, IZ0JOPA, impegnato, nei 157 giorni sulla ISS, da novembre a marzo scorsi, in un’impressionante serie di collegamenti con scuole del nostro Paese. Nespoli ha infranto ogni record ARISS, contattando quarantacinque diversi istituti scolastici. Inoltre, con un’iniziativa personale inedita, ha fatto sì che i QSO si protraessero anche nel passaggio successivo della stazione sull’area della scuola, per offrire agli studenti doppie chances di soddisfare le loro curiosità. Una volontà comunicativa valsagli i ringraziamenti formali dell’ARISS. Tra l’altro, durante la permanenza a bordo di Nespoli, è ricorso, il 21 dicembre 2010, il decimo anniversario del primo contatto ARISS, con l’astronauta pronto a celebrare festosamente l’occasione. Quasi tutti i suoi collegamenti con la terra sono stati oggetto di riprese video e possono essere visionati sul canale AMSAT Italia.

Una storia recente in grado di offrire momenti letteralmente magici ai giovani studenti che vi restano coinvolti (chi scrive, ha partecipato a uno dei collegamenti, restando sbalordito, come gli insegnanti peraltro, del silenzio che per due ore si è respirato in un auditorium ove, nei giorni di lezione “normali”, i volumi dei piccoli raggiungono livelli diversi), che non potrebbe aver trovato concretizzazione senza le intuizioni di inizio anni ottanta – e il pronto, quanto rapido, partenariato delle Istituzioni e delle istanze associative degli OM – di Garriott e England. Ecco, se l’umanità tutta deve dire grazie allo Shuttle per molte ragioni, i radioamatori ne hanno una assolutamente non indifferente, dal nome “SAREX”.

Riguardo IX1CKN

Christian Diemoz ha scritto 16 articoli in questo magazine..


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Una risposta a Radio nello spazio, in principio fu SAREX

  1. IX1CKN says:

    Un veloce aggiornamento per segnalare che questo articolo è stato selezionato e rilanciato da alcune fonti che non possono che far piacere, poiché di rilievo per l’argomento trattato. In particolare, segnaliamo la sua inclusione nell’”ARISS Status” del 15 agosto, vedasi:

    http://www.amsat.org/amsat-new/ariss/ariss_news.php

    e

    http://www.issfanclub.com/node/32273

    73,
    Chris

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