Louis McFadin W5DID: lo spazio, il mio mestiere per quasi trent’anni

Nello scrivere delle sperimentazioni radiantistiche compiute dallo spazio, la difficoltà maggiore è rappresentata dal reperire informazioni di prima mano. Tutto ciò che si trova su Internet è fatto di brevi schede, o da qualche pdf ad uso didattico. Le testimonianze dirette, tuttavia, scarseggiano. Per questo, quando – grazie a un commento lasciato ad un nostro precedente articolo – siamo riusciti ad entrare in contatto con Louis McFadin, W5DID, abbiamo sentito che si trattava di un momento importante.

Louis, oltre ad essere un OM attivo ancor oggi, ha lavorato per la NASA in vari ruoli, molti dei quali legati proprio agli esperimenti di “ham radio” effettuati dallo spazio, come il SAREX. Ci è parso naturale, vista anche la sua cortese disponibilità, intervistarlo per cercare di cogliere quegli aspetti che il materiale disponibile online non sviscera fino in fondo.

Prima di parlare del tuo lavoro, puoi raccontarmi cosa ti ha condotto a conseguire la licenza da radioamatore?

Sono interessato al radiantismo dai tempi delle scuole superiori. Nel mio Istituto era attivo un radio club e ha subito attirato la mia attenzione. Mio padre lavorava continuamente sulle radio e con l’elettronica. Anche questa è stata una fonte di ispirazione per me.

 Hai lavorato per la NASA dal 1967 al 1995. In quali ruoli? Cosa ti ha portato all’impiego all’Agenzia?

L’esplorazione spaziale mi ha affascinato sin da bambino. Abitavamo nel Texas occidentale e, durante l’estate, spostavo il mio letto fuori casa, così da poter guardare le stelle finché mi addormentavo. Ho adorato tutti i programmi radiofonici sui viaggi nello spazio. Mi sono ripromesso di andarci, un giorno. Beh, non ce l’ho fatta, ma molte delle cose che ho realizzato ci sono state.

Ho svolto diversi compiti alla NASA. Ho iniziato come Ingegnere incaricato di progettare strumentazione per il programma Apollo e ciò mi ha portato a sviluppare sistemi di sperimentazione per l’Apollo e i “Lunar Orbit Experiments”. Sono stato il “project manager” di un esperimento dell’Apollo 17 e di un altro del programma Apollo-Soyuz.

Dove e quando l’idea di sperimentare il radiantismo nello spazio ha preso corpo?

Quando ho avuto l’opportunità di lavorare sulle applicazioni amatoriali per voli con astronauti, ne sono rimasto davvero coinvolto. Penso che il primo set-up portato in orbita da Owen Garriot, W5LFL, fosse davvero interessante. Ancor di più quello successivo di Tony England, giacché permetteva SSTV e Packet, oltre alla fonia.

Quali sono state le principali difficoltà nel gestire progetti di radiantismo dallo spazio?

Convincere i dirigenti NASA a lasciar salire a bordo quel materiale.

Come giudicheresti il contributo giunto da realtà radioamatoriali, quali l’ARRL, al processo di sperimentazione?

L’ARRL è sempre stata di grande aiuto in quello che stavamo facendo. Ha persino contribuito economicamente all’acquisto delle attrezzature.

Luis, W5DIDParlando di V-UHF, praticamente tutto è stato sperimentato: voce, packet, sstv, etc… Non abbiamo mai sentito, però, una trasmissione HF dallo Shuttle, dalla Mir o dalla ISS. Come mai?

Le onde corte sono davvero complesse da attivare dallo Shuttle, o dalla Stazione spaziale. Richiedono una lunga antenna e potenze elevate. Occorre anche un operatore che sia disposto a spostarsi di frequenza finché trova altre stazioni da collegare. La maggior parte dei cosmonauti e degli astronauti predilige, invece, contatti veloci, per potersi poi dedicare subito dopo ad altri compiti. Ci sono poi risvolti di sicurezza da considerare, nel caso di trasmissioni ad alta potenza. In questo momento, il rapporto costi-benefici (dove questi ultimi sono rappresentati dalle ricadute in termini didattici) non è favorevole al “rag chewing” che molti OM vorrebbero poter fare con lo spazio.

Hai lavorato, nell’arco della tua carriera, con diversi astronauti. Che tipo di attitudine hai notato, in loro, riguardo agli esperimenti sul radiantismo?

Dipende dalla persona. Alcuni astronauti sono davvero interessati e apprezzano l’hobby. Altri non hanno problemi a effettuare i contatti con le scuole, ma al di là di ciò il loro interesse è minimo. Altri ancora non ne vogliono, invece, proprio sentir parlare.

W5DID con Fabiano Moser PY5RXOggi come oggi, la principale applicazione del radiantismo sulla ISS riguarda, appunto, i contatti con le scuole a terra e rispondere alle domande degli alunni. Se tu lavorassi ancora alla NASA, suggeriresti dei nuovi esperimenti?

Sosterrei l’idea di effettuare esperimenti scientifici, ad esempio nel campo della propagazione HF. Ci sono ancora molte strade da esplorare.

Sei ancora attivo come OM?

Sì, ho una stazione per il traffico satellitare e mi faccio sentire quando riesco.

Hai trascorso quasi trent’anni lavorando per la NASA. Cos’hai provato quando il programma Shuttle è terminato, all’inizio di quest’anno?

Penso che avremmo dovuto disporre di un’alternativa, prima di far terminare i voli dello Shuttle.

Photo credits: Fabiano Moser PY5RX

 

AGGIORNAMENTO
 
Grazie al lavoro di Francisc Grunberg, YO4PX, titolare del blog http://yo4px.blogspot.com/, l’intervista a W5DID è stata tradotta in romeno ed è ora disponibile in quella lingua, all’indirizzo: http://yo4px.blogspot.com/2011/10/louis-mc.html. Francisc, oltre che traduttore, è un OM di esperienza e può essere interessante, per molti di noi che sono portati a considerare scontato ogni diritto, leggere della vera e propria “corsa ad ostacoli” che ha dovuto affrontare per ottenere nominativo e possibilità di trasmettere nella Romania degli anni della “cortina di ferro”, cui ha dedicato gli articoli: “Dictators and Amateur Radio” (pubblicato sul numero di Aprile 2010 di “CQ” – http://www.southgatearc.org/articles/yo4px/dictators_and_amateur_radio.htm), “Errare Humanum Est” (uscito in Giugno 2010 su “World Radio Online” – http://www.southgatearc.org/articles/yo4px/to_err_is_human.htm) e “The Race With Obstacles” (http://www.southgatearc.org/articles/yo4px/the_race_with_obstacles.htm). Buona lettura!

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