05262013Headline:

MM0RAI Rockall – La Storia

MM0RAI/P Rockall EU-189 by Patrick ON4HIL.

La nostra storia di Rockall inizia nel lontano 2008, durante il contest IOTA. Avevamo attivato l’isola di Goeree EU-146 come PB2M e avevamo creato una vera e propria stazione portatile da contest con possibilità di utilizzare potenze non indiffereti. Pur avendo un ottimo ed affiatato team finimmo terzi quell’anno a causa di una serrata competizione nella nostra categoria. Ci serviva quindi una location più appetibile. Il nostro amico Theo, ON4ATW, ne aveva una in mente: Rockall Island, fonte di sole poche centinaia di QSO nella storia del diploma IOTA.

Quando iniziammo a visionare qualche fotografia del luogo ci rendemmo conto del perchè tale location rientrava tra quelle in assoluto più difficili da attivare. Un vulcano inattivo di 25 metri di altezza e di soli 20 metri di larghezza situato a circa 500 kilometri dalla costa scozzese. Pur essendo molto lontano dalla terraferma più vicina non c’erano dubbi, avremmo attivato Rockall…

Appena finito il contest abbiamo immediatamente creato una “task force” per discutere i vari dettagli. Abbiamo strutturato un team, composto da: Luc ON4IA, Theo ON4ATW, Marc ON6CC, Karel ON5TN, ed io, Patrick ON4HIL. Abbiamo poi ricevuto supporto ed aiuto da Carlo ON4BR, Anton ON6NL, Rudi ON7YT, Henk ON4AHF, Dirk ON5GS, Jan ON6ZG, Luc ON4LU ed altri membri del club.

Ci fu chiaro da subito che, per completare soddisfacentemente questa spedizione, un’intensa preparazione sarebbe stata essenziale. Abbiamo richiesto a Marleen ON6ZU aiuto per imparare le tecniche basilari di arrampicata e immersioni. Ci è anche stato offerto aiuto da parte della GETWET, un’organizzazione che istruisce sulle maggiori tecniche di emergenza e sicurezza in mare. Hanno perfino delle piscine che riproducono condizioni di mare grosso. Il loro scopo era quello di prepararci all’eventualità di fronteggiare un incidente al largo. ge for helicopter rescue, Doctor Luc ON4LU even taught us how to stitch open wounds. After all, we would really be on our own out there – so better safe than sorry!

Nel corso delle nostre riunioni settimanali sono nate idee utili e brillanti, come il nostro lanciatore ad aria compressa ed un rifugio modificabile “al volo” che ci sarebbe poi servito come QTH per le operazioni. Il piano era quello di attivare due stazioni contemporaneamente per quarantotto ore

Trovare una barca è stato facile. Google ci ha indicato Agnus Smitt e la sua barca a vela, ‘The Elinca’. Era già stato nei pressi di Rockall. Agnus ci aveva anche assicurato di avere tutto il necessario per “attraccare” su Rockall. Attraverso lo studio del suo diario di bordo abbiamo convenuto che il mese migliore per dirigersi a Rockall sarebbe stato Maggio.

Dopo un anno di duro lavoro e di intensa preparazione, era il giorno prescelto. E il sito web? OK. Generatore? OK. Carburante? OK. Tuto quanto, comprese le antenne erano stati caricati. Henk e Dirk avrebbe guidato il furgone per consegnare le nostre attrezzature in modo sicuro alla barca. Gli operatori avevano prenotato un volo per Stornoway, il porto dove la nostra avventura sarebbe iniziata.

Agnus ci ha incontrato all’aeroporto e subito ci ha portato le cattive notizie: una tempesta in arrivo potrebbe limitare la nostra attività solo 24 ore invece delle 48 previste. Ad ogni modo non c’era poca attenzione da parte dei media. Giornalisti radio e TV sono venuti ad intervistarci. Tutto ciò che riguarda Rockall fa scalpore in Scozia.

Il viaggio è andato abbastanza bene anche se alcuni di noi hanno sofferto il mal di mare a causa del mare grosso. Alle prime luci del terzo giorno, Rockall era in vista all’orizzonte. Agnus ha circumnavigato la roccia ma purtroppo ha emesso un “no-go” a causa del maltempo e del mare mosso. Ma ciò che era stato annunciato come brutto tempo non era ancora arrivato! Quella notte abbiamo fatto conoscenza con la vera e propria tempesta che ci ha colpito prima del previsto. Tutti i “sacchetti per il mal di mare” sono stati riempiti in un solo momento! Siamo dovuti tornare senza mettere piede su Rockall. Una delusione enorme, ma una cosa era certa: ci saremmo tornati un giorno.

La Barca

La ricerca di un’altra barca non era così ovvia, e ha richiesto un po ‘di tempo. Doveva essere una barca a motore con un banco di lavoro, ma soprattutto una barca con un permesso a navigare in mare aperto. Contattare gli skipper è stato molto difficile: questi ragazzi sono sempre in mare aperto, isolati da tutto e da tutti e quindi ciò rende ancora più difficile contattarli.  Alcuni di loro si tenevano in ballo fino alla fine per poi ritirarsi: troppo difficile, troppo pericoloso, non sufficientemente attrezzati. Sempre una scusa pronta. Nel 2010 abbiamo trovato qualcuno su internet che stava per organizzare viaggi a Rockall e St-Kilda. Nel suo sito leggemmo: “Sailing to Rockall e St. Kilda, viaggi avventura, scalate, immersioni e pesca.”

Era chiaro per noi che quest’uomo non era mai stato nelle vicinanze di Rockall. Dopo un pò siamo riusciti a entrare in possesso di una foto della sua barca. Era ovvio che salire a bordo di questa nave per Rockall sarebbe stato un viaggio di sola andata. No grazie! Il nostro primo tentativo ci aveva insegnato che una piccola barca senza gli strumenti necessari non poteva assolutamente farcela. Le cattive condizioni richiedono una barca stabile ed affidabile.

Un contatto lavorativo mi ha fatto conoscere Pim, lui aveva una barca e quando ce l’ha mostrata siamo rimasti veramente impressionati. Il “CDT FOURCAULT” è un vero e proprio vascello da spedizione che offre tutto ciò che potevamo sognare – e molto altro. Banco da lavoro, gru, moto d’acqua e persino un elicottero. Con una nave simile eravamo destinati al successo! Avevamo avuto delusioni su delusioni cercando una nave adatta al nostro scopo, ed ora abbiamo finalmente trovato qualcuno che poteva aiutarci a far diventare realtà il nostro sogno.

Abbiamo raccolto tutto il materiale e ridisegnato il nostro sito web. Dopo tante delusioni abbiamo deciso di rendere pubblici i piani solo all’ultimo minuto. Il team era quello “storico” del 2009, ma purtroppo Luc ON4IA e Marc ON6CC non potevano essere presenti per motivi lavorativi.. La nuova squadra era composta da Johnny ON4VVJ, Rudi ON7YT, Theo ON4ATW, Henk ON4AHF, Karel ON5TN, Tom ed io, Patrick ON4HIL. Ovviamente, il capitano Pim e il suo equipaggio: Sous (medico), Franky (istruttore subacqueo), Tom (cuoco), Peter (mozzo) Gaby (mozzo), Leo il tecnico di bordo e Angel accompagnata dai suoi tre cani e un gatto nero. Il 24 settembre 2011, alle undici del mattino il “CDT FOURCAULT” ha quindi lasciato Anversa salpando per Rockall, EU-189!

D-Day

La mattina presto del 1 ° ottobre, Theo ON4ATW, ci ha svegliati. Era stato il primo ad avvistare Rockall. Presto eravamo sul ponte superiore per catturare uno scorcio del “mostro”. L’Atlantico era agitato e le onde erano alte. Da dove eravamo, Rockall era grande solo un centimetro ma potevamo comunque vedere la schiuma delle onde che si infrangevano sulla roccia. Durante il nostro viaggio per l’isola avevamo continuamente scaricato mappe meteorologiche per controllare le condizioni dell’oceano e del meteo, le condizioni reali erano comunque sempre un 30% peggiori di quelle previste.

Ci sono volute un paio di ore a Pim ed al suo equipaggio poter “attraccare” il più vicino possibile alla roccia. Nel frattempo ciò che vedevamo confermava le nostre paure, non sarebbe stato facile.  Ad ogni modo, se vuoi fare qualcosa mai fatto prima, devi farlo !!

MM0RAI/PA questo punto l’ansia cominciò a farsi setire mentre tutti a bordo stavano lavorando duramente per preparare lo sbarco effettivo su Rockall. Alcuni membri  dell’equipaggio stavano indossando le loro mute, i restanti membri si accingevano a portare l’attrezzatura in coperta per caricarlo nella barca. Avevamo convenuto con Rudi, ON7YT che sarebbe stato il primo ad arrampicarsi. Dopo tutto era quello che aveva più esperienza di scalate. Theo ON4ATW lo avrebbe seguito. poi sarebbe stato il turno di Karel ON5TN ed infine io. Il capitano Pim ha deciso di girare intorno alla roccia un paio di volte per scegliere il posto migliore per tentare l’approccio. Per poter evitare le onde abbiamo utilizzato le moto d’acqua e una barca veloce in quanto più manovrabile tra le onde. La barca sarebbe servita come mezzo di salvataggio in caso qualcosa fosse andato storto.

A questo punto era già quasi mezzogiorno. Il tempo vola quando si è così occupati. Con tali codizioni meteorologiche è stato un compito molto arduo mantenere il “FOURCAULT CDT” in posizione anche con il suo ancoraggio profondo 50m. Dopo un breve viaggio di ricognizione il capitano Pim ritornò alla nave. Gli chiedemmo se pensava che il nostro attracco sarebbe stato possibile. La risposta fu chiara: “No,  ma si può sempre provare.” Rudi, lasciata la barca, si sedette dietro il pilota della moto d’acqua, via per il primo tentativo. In lontananza abbiamo potuto vederli combattere una vera e propria battaglia. Il nostro timore era che le onde facessero schiantare la moto d’acqua contro le rocce. Dopo ripetuti tentativi falliti, Rudi era completamente esausto ed ha gettato la spugna. Stavamo perdendo la speranza e temevamo che la nostra avventura sarebbe finita qui, di nuovo.

Nello stesso momento, a casa in Belgio, i nostri amici stavano seguendo l’intera vicenda momento per momento.  Henk ON4AHF era la nostra stazione pilota di bordo che comunicava direttamente con Marc ON6CC, webmaster. Siccome le comunicazioni tra i due avvenivano in 40m abbiamo poi appreso che almeno un centinaio di radioamatori aveva seguito la conversazione tra ON4AHF sulla barca e ON6CC a casa come se fossero stati attratti dalla trasmissione del primo uomo sulla luna.

Abbiamo riportato Rudi a bordo e cambiato i piani. Mi è stato concesso il secondo tentativo. Le mie ginocchia erano deboli e ho provato una scarica di adrenalina. Ho sceso la scala e mi sono gettato nel tender. Una seconda barca piccola si è unita a noi per ogni evenienza. A tutto gas fino a Rockall … Abbiamo discusso di tattica e concordato il seguente schema: “vorrei mettere le gambe fuori dal tender, mentre Sous, istruttore di immersione, mi avrebbe spinto”. Un piano semplice, ma il momento era cruciale. Il tender scarrocciava su e giù pochi metri ogni volta, e si potevano sentire le onde sbattere contro la roccia.

Era il momento! Pim messo la barca in rotta di collisione con la roccia. Non appena la barca ha colpito la roccia mi sono catapultato lontano grazie a una spinta nella schiena da parte di Sous. Tempo di saltare! Non ho esitato, perché è per questo che siamo arrivati fin qui. Per tre anni avevamo fatto progetti e sogni. I tempi erano stati calcolati bene, ero su Rockall! Uno sguardo oltre la mia spalla ha mostrato il tender già tre metri più basso e vidi un’onda uscire a prendermi. Ho pensato che questo era la fine, ma in qualche modo ho schivato la doccia fredda. Ho continuato la mia scalata verso l’alto. Fino all’altezza di quindici metri,, in questi casi le onde sono il tuo peggior nemico. Più sopra la superficie era scivolosa.

A metà della scalata ho trovato uno spiazzo solido sotto i miei piedi. Ho urlato a Pim di buttarmi la corda. Ma le onde che si infrangevano sullo scoglio non hanno agevolato l’operazione. Mentre salivo gli ultimi minuti ho dovuto frenare il mio entusiasmo. Cercando di andare veloce avrei potuto scivolare con conseguenze catastrofiche. Una volta raggiunta la cima ho afferrato il portatile VHF per far sapere all’equipaggio che avevo raggiunto la cima. Ci salutammo con la mano l’un l’altro ed ero orgoglioso di essere il primo belga in cima a Rockall.

A questo punto Rudi si era ripreso dai suoi sforzi iniziali. Ha preso il lanciatore e sparato una corda sopra la roccia. La corda era al suo posto. Nel frattempo il mare stava peggiornado e la sfortuna colpì Rudi squarinado il gommone che dovette quinid correre tempestivamente al “FOURCAULT CDT”. Questa sinistra oscillazione della corda contro l’estremità della roccia ripida bloccò Rudi. Per un breve momento fu una situazione di panico, ma ben presto Rudi fu in grado di riprendere la sua scalata. Nel frattempo, Theo aveva preso la barca di backup per raggiungere la roccia, ma con la bassa marea era impossibile raggiungere la roccia. Abbiamo chiamato le nostre mogli e bambini con il telefono satellitare per far loro sapere che avevamo raggiunto la cima in modo sicuro e che avremmo passato la notte qui.

Il piano iniziale contava di quattro persone per costruire i rifugi e l’equipaggiamento radio. Dal momento che eravamo solo la metà delle risorse umane previste abbiamo pensato di adottare uno scenario di emergenza: una radio, un generatore e una sola antenna alimentata con il sintonizzatore ICOM. Karel ON5TN e Theo ON4ATW ci hanno portato il generatore e le canne, con tutte le cose. Durante il suo viaggio, il generatore è stato a bagnato dalle onde ma fortunatamente Carlo ON4BR lo aveva impachettato a tenuta stagna. Non una sola goccia di acqua salata del mare è entrata a contatto con il generatore.. Abbiamo riempito il generatore con petrolio e gas ed eravamo felici nel vederlo in funzione. Ma avevamo ancora la radio e l’antenna da installare!

Avremmo voluto iniziare in 20 mt ma attraverso il VHF abbiamo saputo che dovevamo iniziare in 40mt.. I nostri amici da casa volevano congratularsi personalmente con noi per la nostra prodezza. Centinaia di operatori ascoltavano le nostre trasmissioni in attesa di collegare il Most Wanted Europeo. E ‘stato commovente vedere Rudi parlare con sua moglie e la figlia Marleen ON6ZU Elien ON3EZ. Ho avuto una breve chiacchierata con mia moglie ON3BET e poi si scatenò l’inferno. Abbiamo avuto pile-up intenso con molti QSO doppi. Il nostro segnale era debole all’inizio, ma poi è migliorato con il tramonto. Mentre operavo, Rudi ha completato il nostro accampamento per la notte. Ha fissato le linee di sicurezza e d’ illuminazione. La notte l’abbiamo trascorsa con un freddo terribile, indossavamo solamente un cappotto sopra alla nostra muta.

Il pile-up è continuato fino a circa le quattro del mattino quando si calmò. Abbiamo dormito un pò ‘ma poi abbiamo notato la “FOURCAULT CDT “ avvicinarsi pericolosamente.  Abbiamo messo in allarme il personale di guardia della nave con la radio VHF. L’equipaggio costretto a ritirare le ancore e salpare per mettersi in sicurezza ha fatto saltare il generatore della nave. Gli ingegneri hanno risolto il problema a tempo debito, e la “FOURCAULT CDT “ si è portata ad una distanza più sicura. Intorno 05:30 abbiamo cercato di operare in 20m.

L’evaquazione

Al mattino presto abbiamo visto Theo avvicinarsi. Voleva provare ad unirsi a noi, ma ha dovuto desistere a causa del rapido peggioramento delle condizioni meteo. L’equipaggio a bordo della “FOURCAULT CDT” aveva scaricato le ultime non promettenti previsioni meteo e subito le ha comunicate al team via VHF. Abbiamo dovuto abbandonare d’urgenza tutte le attività per via di un fronte temporalesco in avvicinamento. In fretta siamo andati QRT ed abbiamo iniziato a smontare il nostro setup. In un paio di minuti il mare si trasformò in una massa bianca turbolenta. L’oceano era tutta una superficie di schiuma bianca. Pim e il suo equipaggio hanno fatto del loro meglio per riportare i barili con tutte le nostre attrezzature a bordo. Il nostro generatore ha fatto un tuffo una seconda volta ma questa volta senza alcuna impermeabilizzazione. Theo ha cercato di metterci in guardia, ma non siamo riusciti a schivare l’onda enorme che ci ha colpito. Fu solo allora ci siamo resi conto che eravamo in una situazione critica.

‘Non c’è tempo da perdere!’ urlò Pim sul VHF. Siamo dovuti andare giù per la roccia fino alla corda, appena sopra la linea di galleggiamento, sganciarci ed essere raccolti dal tender. C’è da ammettere che siamo stati assaliti da un forte senso di panico perchè non ci aspettavamo il vortice violento di acqua sotto di noi. Rudi e io ci guardammo l’un l’altro. Non fu detta una parola. Non c’era altra via d’uscita. Ho visto le lacrime negli occhi di Rudi. Ci siamo scambiati qualche parola di fiducia e coraggio e confidavamo che l’equipaggio non ci avrebbe abbandonati.

È ora di andare. Sono stato il primo a scendere. I minuti successivi sono stati, forse, i più bui della mia vita. A metà del percorso sono stato colpito dalle onde che s’infrangevano sulla roccia. Non ci sono parole per descrivere quella sensazione orribile. Appena sopra l’acqua ho cercato di sganciare la corda, ma non riuscivo a liberare il gancio. Ho indossato due giubbotti uno sopra l’altro che hanno limitato i miei movimenti. Non riuscivo a vedere il gancio, e le onde mi ha buttato su e giù per diversi metri ogni volta. Non riuscivo a tirare la corda attraverso il gancio perché era pesante, gonfio e impregnato d’acqua. Pim e Franky non riuscivao a raggiungermi. Mi hanno urlato “Taglia la Corda” !! Avevo un coltello subacqueo legato alla mia gamba, ma non potevo afferrarlo. Ero tenuto in ostaggio dal mare, totalmente impotente. Pochi minuti mi son sembrati ore.

Dopo alcuni tentativi sono finalmente riusciti a raggiungermi. Ero comunque schiacciato tra la barca e la roccia, ancora bloccato alla fune maledetta. Franky gridò: “Dammi la gamba, dammi la gamba!” Egli prese il coltello dalla mia gamba e tagliò la corda. Lui e Pim mi tirarono poi a bordo.Nel frattempo la corda si era ingarbugliata sull’elica del motore bloccandolo. Completamente fuori controllo il tender ha impattato contro la roccia. Pim riuscì comunque a sgarbugliare il groviglio della corda dall’elica e far ripartire il motore…. così sono stato tratto in salvo.

Ora era il turno di Rudi. Egli aveva visto le mie peripezie. Gli ho dato un paio di indicazioni via VHF ed ho poi trattenuto il fiato mentre scendeva. Al momento giusto si lasciò cadere in acqua e Pim lo recuperò facilmente. Questa volta abbiamo battuto la natura e le lacrime di paura e sollievo rotolarono sulle nostre guance.
Sulla via del ritorno al “ FOURCAULT” abbiamo visto più volte l’enorme elica della nave fuori dall’acqua. Una volta reimbarcati Hank ha riferito l’avvenuta evaquazione ai familiari e ci siamo diretti verso casa.

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